Siamo testimoni passivi della fine dell'era del centro penitenziario. Il de-investimento sistematico nell'edilizia carceraria non è un errore contabile, ma il preludio a una mutazione genetica del controllo sociale. Stiamo passando dalla segregazione fisica alla detenzione algoritmica.
In questa transizione, due forze apparentemente opposte marciano in una sincronia brutale: le toghe politicizzate e la rapacità delle Big Tech.
L’inerzia giudiziaria e il lassismo ideologico di certe cancellerie europee, soprattutto in UK, in Germania e in Italia, hanno una funzione precisa: fare da ariete per rendere obsoleto e distruggere il vecchio mondo del giudizio e della pena. Ignorando la minaccia dei radicalizzati, lasciandoli a piede libero, imputando le forze dell'ordine, alle quali si contestano reati di razzismo e lasciando che il degrado urbano divori le strade e intere città un tempo luoghi di convivenza se non perfetta, accettabile, queste élites giudiziarie creano il vuoto di potere necessario.
La loro "umanità" di facciata — che rifiuta la punizione fisica in nome di diritti astratti — serve a distruggere la credibilità dello Stato di diritto tradizionale. Quello che scatenano è un caos percepito ed esperito che spinge i cittadini a invocare, a gran voce, una soluzione d'ordine.
Qui entrano in gioco i colossi tecnologici. Dove il giudice umano fallisce o si ritira, l'Intelligenza Artificiale avanza. Le Big Tech non vendono più solo prodotti tecnologici, vendono sovranità digitale, preparando il server per renderlo una cella di rigore a prova di evasione.
Il rapporto è di sostituzione strutturale: stiamo assistendo alla transizione dal "carcere come edificio" al "carcere come rete". Il de-investimento nell'immobiliare penitenziario (meno mattoni, meno guardie, meno celle sovraffollate lasciate al degrado) non è un'assenza di politica criminale, ma lo svuotamento del vecchio contenitore per finanziare il nuovo sistema di contenimento digitale.
Ecco la meccanica di questa transizione.
La dematerializzazione della pena
Il carcere fisico costa troppo, circa 200 euro al giorno per detenuto contro i 50 euro di una sorveglianza elettronica avanzata. Il de-investimento immobiliare serve a creare il "buco di bilancio" necessario per giustificare l'adozione massiccia di braccialetti biometrici, chips sottocutanei e algoritmi di tracciamento. Il corpo diventa la cella, il condannato non è più chiuso tra quattro pareti, ma è immerso in un perimetro digitale. Se esce dal tracciato o se i suoi parametri biometrici (battito cardiaco, sudorazione, tono della voce captato dal dispositivo di tracciamento) indicano stress o aggressività, l'IA lancia l'allarme.
Il "Panopticon" distribuito per i radicalizzati
Per i soggetti a rischio eversivo o radicalizzati, il carcere fisico è spesso un’università del terrore (proselitismo nelle celle). Ridurre ed eliminare progressivamente le carceri di massima sicurezza favorisce il passaggio alla sorveglianza semantica e finanziaria.
L'IA non guarda dove sei, ma chi diventi. Analizza in tempo reale ogni tua transazione, ogni ricerca online e ogni interazione sociale, invece di isolarti fisicamente ti isola digitalmente. Verranno bloccati i conti, limitati i contatti e monitorati i pattern di linguaggio per prevedere l'atto eversivo prima che accada: il modello cinese dei crediti, per intenderci, unito al sistema Sfera già attivo in Russia.
La complicità del "caos calcolato"
Il sovraffollamento e l'inerzia che oggi indignano cittadini che si sentono sotto assedio, sono funzionali: rendono il carcere tradizionale così invivibile e pericoloso che l'opinione pubblica, pur di "fare qualcosa", accetta con entusiasmo o come inevitabilità l'alternativa tecnologica. È il classico schema: si lascia marcire la struttura fisica per vendere la "cura" digitale come più umana, moderna ed economica.
Il business della recidiva prevista
Le Big Tech vendono agli Stati pacchetti di "Risk Assessment". Non è più il giudice a decidere se sei pericoloso, ma un algoritmo che incrocia i dati del de-investimento (mancanza di programmi di riabilitazione) con la tua biografia digitale. Se l'algoritmo dice che al 90% in un arco di periodo statistico compirai un atto criminale o illecito, rimarrai nella "cella digitale" a tempo indeterminato, anche senza aver commesso un nuovo reato fisico.
In breve, meno mattoni significa più sensori. Il risparmio sulla manutenzione dei centri penitenziari finisce dritto nei server di chi gestisce il flusso dei dati. Non si libereranno i delinquenti, si cambierà la forma delle catene: dal ferro al codice.
Il corpo del reo diventa la nuova gabbia attraverso sensori biometrici e tracciamento costante. La sorveglianza semantica sostituisce le sbarre: ogni parola, clic o transazione finanziaria del "sorvegliato" è un nodo della sua prigione invisibile. Un criminale a piede libero commetterà reati, ma sarà una fonte di dati preziosissima per divise e toghe.
È un'alleanza tattica perfetta: i giudici forniscono l'alibi morale - la fine della "barbarie" carceraria -, mentre le Big Tech forniscono l'infrastruttura del controllo totale. Si risparmia sul cemento per spendere in cavi, videocamere, droni e ancora più in là nel tempo, cyborg; si smette di punire il corpo per iniziare a possedere l'esistenza digitale di ognuno.
Il "caos calcolato" di oggi è il mercato di domani. In un' Europa demograficamente vecchia e insicura, che si sente impotente e indifesa dalla criminalità dilagante, il carcere-rete gestito dall'IA non verrà imposto con un colpo di stato, ma sarà accettato come l'unico antidoto possibile a una giustizia umana che ha deciso, deliberatamente, di non funzionare più, risultando inaccettabile e disgustosa al cittadino medio costretto a convivere con l'ingiustizia intollerabile di un sistema politico-giudiziario che difende il male e inquisisce il bene.
Dalle sbarre di ferro ai vettori di codice, la prigione sarà ovunque, perché contenuta nella rete.
A causa di una percentuale che non supera il 10% della popolazione che rispetta le regole, o commette solo reati minori, saremo tutti sotto sorveglianza, e per le Big Tech, il bello, è che sarà una richiesta popolare assillante, quanto le code chilometriche per l'acquisto del nuovo I-Phone.
I clienti dei gadgets di oggi sono gli stessi che già invocano a gran voce la fine dell'inferno urbano che sembra ormai fuori controllo.