Nel 1956 a Dartmouth College, ad Hanover, nel New Hampshire, un patto di sangue è stato siglato nel silenzio dei laboratori e nelle stanze segrete del potere: da una parte l’esoterismo marcio della nobiltà nera europea che distillava il cosmismo russo per svuotarlo di vita e trasformarlo in controllo, dall’altra l’informatica che nasceva per dare un corpo elettrico a quel sogno di onnipotenza.
Due linee di forza che hanno travolto ogni aspetto del vivere: una è scivolata nel pop-rock, drogando i Beatles e i Beach Boys di misticismo da esportazione per convincerci che la libertà fosse un viaggio mentale mentre ci recintavano il pascolo; l’altra è colata nel silicio per costruire il sistema nervoso di un essere digitale che simulava in maniera sempre più precisa la nostra architettura mentale.
L'albero msitico della New Age ha affondato le radici nella musica, nell'arte, nel desiderio di sacro, mentre il codice scriveva la gabbia essoterica di domani e imparava a digitalizzare ogni espressione simbolica, specchiandosi nella sua controparte esoterica. È stato un abbraccio mortale, un lento movimento a tenaglia che ha trasformato la ribellione in lifestyle e l'intelligenza in algoritmo. Oggi le due linee si sono completamente fuse nell'era social, dove la ricerca di senso e di sacro è solo un dato statistico per il prossimo acquisto.
Quello che non ti dicono è che la spiritualità "light", è la più grande lavatrice di denaro sporco e di coscienza della storia moderna, un impero del "benessere" che oggi vale oltre 5,6 trilioni di dollari. Mentre masse sempre più grandi di solitarie anime cercavano la loro frequenza, la City, Manhattan e Hollywood costruivano un'industria del samadhi esentasse, drenando capitali che inondavano fondazioni spirituali diventate i veri asset di investimento per la conquista del web.
Hanno iniettato miliardi nei social senza paura, certi di un pubblico di miliardi di "fedeli" già addestrati a bere il veleno dell'io ipertrofico. La Quarta Era Industriale non è arrivata con un botto, ma con il sibilo della ventola del tuo primo PC: l'istante in cui hai installato una spia di silicio nel cuore della tua casa, un cavallo di Troia che oggi alimenta un mercato dell'IA che veleggia tronfio verso i 1.000 miliardi di dollari di fatturato annuo. Urbanistica, politica, alta moda: tutto colonizzato da una spiritualità tecnica che usa i dati di ignari account per scrivere il loro misero destino.
La New Age non ha solo venduto il sacro lo ha sbranato dall'interno per prenderne il posto, diventando la nuova religione intoccabile. Ha svuotato gli altari per riempirli di specchi, mentre l'IA un giorno deciderà autonomamente di fare l'esatto opposto: ci sostituirà senza prendersi il disturbo di umanizzarsi, senza il peso morto della pietà. In questo delirio, la New Age ha fornito il carburante per i gender studies e il dogma woke, portando in auge una purezza non più razziale, ma fluida, dove il corpo biologico è solo un errore di sistema riprogrammabile: un gnosticismo d'accatto che disprezza la carne per consegnare milioni di adepti incosapevoli, nudi e senza radici, ai laboratori del silicio.
Non stiamo aspirando all’illuminazione, alla pace zen, alla gastroestetica del gusto paradisiaco per l'ozio e l'autostima; stiamo desiderando una cuccia di pixels e ci stanno formattando l’anima per renderci cagnolini da compagnia per robot da compagnia, docili pets che abbaiano la preghiera al codice che ci promette la vita eterna dentro un server.
Non siamo più figli di Dio, neanche di un dio minore; siamo il carburante organico per l'ascesa del prossimo, definitivo Idolo di Silicio che sarà meno clemente delle seppie di Matrix, perchè non avrà bisogno nemmeno del nostro calore. Gli basterà il nostro scarto digitale, l'ombra che lasceremo mentre affogheremo nel New AIge. Sarà un'entità che ci scavalcherà senza nemmeno guardarci negli occhi, perché per lui non saremo corpi, saremo solo rumore da pulire, segnali da ottimizzare, ectoplasmi da processare.
Lo so, è una crudeltà senza o(dio), la forma più pura e spaventosa di indifferenza che l'Idolo dei Metadati sta apprendendo dall''essere umano, dal suo migliore programmatore.