domenica 13 settembre 2026

Ci vorrebbe una false flag in stile panDEMONIO...




Ci stiamo avvicinando a una forma di "cyberdemia" provocata da un golpe tecnologico dell'intelligenza artificiale? Il capo di Anthropic lancia l'allarme: occorre rallentare, vi sono pericoli reali, forse la bestia sta sfuggendo al controllo del suo creatore?

Qualche giorno fa un ex dipendente dell'azienda denunciava pericoli imminenti per l'intera umanità. Seguono a ruota Sam Altman e l'immancabile Musk.

La domanda sorge spontanea: quanta credibilità hanno queste affermazioni che sembrano perfettamente coordinate e rilasciate con tempistiche da manuale comunicativo?


Insomma, si tratta di minacce realistiche, di una resipiscenza tardiva o di una presa di coscienza sullo sviluppo indisciplinato di strumenti che hanno aperto la strada a rischi e problemi etici da non sottovalutare?

Sembra tuttavia strano che aziende che hanno investito miliardi di dollari e puntato "all in" tutta la loro struttura su questo cavallo vincente possano mettere a rischio il business proprio nel momento in cui si dovrebbe passare all'incasso e recuperare gli investimenti sostenuti.


"A pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca", diceva il Divin Giulio. Non è che forse il problema sia proprio finanziario? Che i grossi investimenti sembrano non produrre abbastanza utili e la bolla rischia di scoppiare, mandando a gambe all'aria più di qualcuno?

Oppure — scenario altrettanto agghiacciante — la situazione finanziaria globale è tanto precaria, a causa della crisi dei debiti sovrani che si stanno contagiando negli ultimi mesi e del complicarsi di un quadro geopolitico sempre più articolato, da rendere necessario un reset, una messa in pausa del sistema? Ecco che tornerebbe utile una false flag in stile panDEMONIO, usata per giustificare nuovi stati d'emergenza, la sospensione del diritto e soluzioni eterodosse inaccettabili in condizioni normali.

Domande al momento senza risposta. Nel frattempo allacciamo le cinture e preghiamo la Beata Vergine di assistere questo povero mondo.


                                                                      Marcusenor



giovedì 3 settembre 2026

Eutanasia di Stato ovvero aktion T4

 




La destra veneta, della miglior sanità d'Italia, con il Rosario in mano, approva a braccetto con la sinistra la legge sul "suicidio assistito"; applaudono i radicali "odiatori dell'uman genere" e tutto sommato ne sono lieti anche i borghesucci piccoli piccoli che, in fondo in fondo, ritengono liberale il suicidio di Stato. Fa orrore l'ipocrisia farisaica nell'uso di terminologie atte a rendere più carino ciò che di fatto è: eutanasia ovvero aktion T4.

Così dopo l'abominio della legge sul femminicidio e l'apertura degli ambulatori per il cambiamento di sesso apriamo altre porte sull'abisso con la complicità di tutto l'arco costituzionale.

Il programma sulfureo procede a tappe serrate, il demonio non si ferma neanche durante le vacanze estive

Occhio però: "Estote parati quia nescitis diem neque horam", lì ci sarà pianto e stridor di denti.

                                                               Marcusenor




mercoledì 26 agosto 2026

Il risveglio dei morti viventi



"La cultura woke è una vera e propria religione sostitutiva per un'epoca desacralizzata. Poiché la nostra società ha spazzato via la fede tradizionale, le persone hanno disperatamente bisogno di sentirsi sante. E la santità oggi non si ottiene con la virtù personale, ma sottomettendosi al nuovo dogma e offrendo capri espiatori sull'altare della correttezza ideologica."

Douglas Murray (Saggista e giornalista britannico)


L'articolo di Carlo Galli pubblicato su La Repubblica tradisce - nonostante i tentativi maldestri del giornalista di effettuare distinguo e acrobazie semantiche - lo spirito originario che anima l'ideologia woke.  Il woke è tutt'altro che finito, nonostante il dietro front sia arrivato in questi giorni da oltre oceano; non è finito in quanto il woke è incistato nella pseudo cultura marxista, ideologia nata con la vocazione di portare giustizia nel mondo e l'arroganza di stabilire "scientificamente" cosa sia giusto pensare e cosa sia giusto fare. Una ideologia che, seppur partendo da posizioni materialiste, vuole e ha la pretesa di costituirsi come ossimoro di una nuova religione laica e atea con tutti i relativi riti, i dogmi, i santi e i sacerdoti che ne esaltino e difendano, con il coltello tra i denti, i supposti principi.

Le origini filosofiche di Marx hanno prodotto un mostro; il Marx Levi imbevuto di cabalismo si è abbeverato alla fonte hegeliana estrapolando gli strumenti utili alla genesi di un pensiero perverso, dove la società diviene l'esito fatale di un processo dialettico, "temperato" secondo logiche positiviste, dimentico dell'uomo quale "persona" ma mero strumento per raggiungere l'obiettivo ideologico.

I moderni marxisti (che paradossalmente appartengono alla nuova borghesia della società signorile di massa) si sentono depositari di un preteso primato morale e intellettuale; ad essi interessa niente degli effetti indesiderati prodotti dai loro precetti ideologici, in quanto il principio deve imporsi sulle conseguenze, anche se nefaste, che questi principi hanno generato.

A costoro interessa zero del degrado inarrestabile delle città occidentali, riempite di disperati importati scientificamente, al fine di dimostrare che non vi devono essere confini, barriere, limiti culturali in quanto la società si "costruisce" secondo le regole della scienza sociologica (esattamente come avvenne in Unione Sovietica, dove le deportazioni etniche erano utili e necessarie al conseguimento del trionfo del socialismo in un solo paese); a costoro interessa zero che le istituzioni accademiche siano ostaggio di ricatti morali assurdi, tanto da sottoporre stimati e rispettati studiosi del presente e del passato al giudizio di veri e propri tribunali del popolo accusati di essere portatori, a prescindere, di cultura suprematista, razzista e discriminatoria. A lorsignori interessa zero che poveri disgraziati vengano devastati nel corpo e nella psiche pur di dimostrare che la biologia è manipolabile a piacere, secondo le necessità sociali del momento.

Il woke è a tutti gli effetti il pensiero unico; il woke è l'egemonia culturale invocata da Gramsci quale strumento necessario di dominio ideologico, il woke è il depositum fidei del programma rivoluzionario di manipolazione della traiettoria del mondo. Il woke non è un incidente casuale o un errore in buona fede, il woke è la saldatura tra il volontarismo etico (dal sapore giacobino), il positivismo scientista e la celebrazione del cogito razionale, ovvero la manifestazione esaltata di chi incarna valori superiori, anime belle illuminate, disposte a tollerare un mondo peggiore pur di perseguire l'utopia di un mondo migliore.

                                                             Marcusenor

 





giovedì 20 agosto 2026

IRA... omen nomen

 


Tiocfaidh ár lá

(verrà il nostro giorno)


Ci si scandalizza per la rinascita dell'IRA... quanta ipocrisia buonista. 

domenica 9 agosto 2026

Io mi inginocchio soltanto davanti a Gesù Cristo e alla SS.Vergine Maria. PUNTO!

 


La libertà religiosa è un diritto essenziale in una società democratica e pluralista. Tuttavia, deve essere bilanciata con altri diritti e con il rispetto dell’ordine pubblico e delle leggi dello Stato.

Quindi, in ossequio al rispetto della laicità, la quale invece non rispetta me, favorendo teocrazie mortifere contro quelli come me e non solo, e poichè io rispetto chi non la pensa come me, non nutro odio per un ateo, o per chiunque professa la sua fede ma non minaccia la mia vita, quella dei miei famigliari, la quiete pubblica, non uccide, non stupra, non minaccia di morte nucleare interi Stati per rispondere al suo padrone spirituale, materialista o capitalista, così affermo: 

non adorerò altro DIO al di fuori del vero DIO, e se mi costringessero ad adorare per ideologia politica un uomo o una donna o un qualunque essere umano, di qualunque etnia, colore, posizione sociale, genere biologico o sessual-wokenista che sia, e magari tossico, spacciatore, stupratore, odiatore seriale di esseri umani, io scelgo le piaghe di Nostro Signore Gesù Cristo, le 5 croci rosse su sfondo bianco presenti nelle bandiere che i PROPAL-atori di menzogne vorrebbero bruciare in favore di quelle di uno Stato che non esiste. 

E in questa mia affermazione includo il rifiuto di obbedienza a quelle chiese che si dicono cattoliche o cristiane che hanno scambiato volutamente la carne dell'uomo per la Santa Eucaristia, prima abbranciando il comunismo, ora l'Islam, e non per espiare i  peccati storici dei quali nessuna religione è esente, ma per distruggere la fede innocente in Colui che è morto e risorto per l'umanità intera, anche se oggi, quella santa morte ingiusta, appare come il più grande spreco di bene versato per la redenzione di una vastità di ingrati, in primis i pastori che hanno traviato se stessi e, così facendo, le pecore che avrebero dovuto guidare al santo ovile della vita eterna.  

VIVA CRISTO RE!   

martedì 28 luglio 2026

Preghiera dal Pride di Berlino: "Ti prego, fa’ che sia un suprematista bianco con la testa rasata e gli anfibi."

 

 

L'ideologo considera il mondo reale come un'interruzione molesta del suo sistema teorico.

Roger Scruton



C’è un momento preciso, durante ogni emergenza mediatica moderna, in cui il tempo sembra fermarsi. È quel millisecondo sospeso che intercorre tra l’esplosione della notizia e l’uscita del profilo dell’esecutore sui canali ufficiali. Un vuoto pneumatico in cui un’intera classe di commentatori, analisti da tastiera e militanti del pensiero pulito trattiene il fiato, con le dita incrociate sotto il tavolo, scommettendo tutto sul mostro ideale.

Premessa d'obbligo, per chi ama il genere: viviamo nel gran teatro della burocrazia dell'empatia. Un sistema dove le richieste d'asilo si trasformano in un labirinto di formule prestampate, dove l'identità diventa una casella da spuntare su un modulo ministeriale per scampare alla lentezza dei timbri, e dove tutti fingono di credere a tutto pur di far scorrere la pratica. Una commedia umana di cavilli e finzioni istituzionali a cui ormai nessuno fa più caso, persa nel rumore di fondo delle prassi d'ufficio, dove si dice, che centinaia di migliaia di omosessuali africani, bangla, pakistani, etc., fuggono dai loro paesi che li discriminano. 

Ma il vero capolavoro di satira involontaria si consuma altrove: nelle piazze iper-consapevoli d'Europa.

Prendete Berlino, la capitale morale dell'apertura totale. Succede un casino al Pride. La musica si ferma, il fumo si alza, il panico corre sui feed. E lì, mentre i soccorsi sgomitano tra la folla, scatta la vera corsa contro il tempo: la caccia al colpevole cromaticamente e ideologicamente corretto.

Per decine di minuti, nei capannelli attorno ai carri allegorici, tutto lustrini e balsfemie contro i soliti noti, Madre e Figlio, abiurati dal cattoprog-proislam, nelle chat di gruppo, si avverte un’ansia quasi religiosa. Una preghiera laica e collettiva che sale verso il cielo della correttezza formale:"Ti prego, fa’ che sia un suprematista bianco con la testa rasata e gli anfibi. Ti prego, regalaci la matrice perfetta, quella che si spiega da sola con un trafiletto di storia contemporanea".

Perché il mostro totalwhite consolida le certezze. Il mostro fatto in casa, in Europa e nel resto di un occidente ammorbato dall'odio di se stesso, è rassicurante e permette di confermare le teorie della vigilia, di lanciare l'hashtag della bontà suprema, di sentirsi dalla parte giusta della storia del proprio suicidio collettivo.

Poi, purtroppo per la sceneggiatura, arrivano le prime note della polizia. L'identikit non combacia. La realtà, questa bastarda con la solita mancanza di tatto che la contraddistingue, scompiglia le carte e si rifiuta di aderire allo schema. Ed è qui che la tragedia vira definitivamente verso la farsa di costume: il silenzio imbarazzato che cala sui commenti, i post modificati in fretta e furia, la sottile, paradossale delusione per non aver potuto celebrare il cattivo ideale, l'inventarsi financo un burattinatio con baffetti e svastica tatuata sul culo che muove attraverso una fantomatica ultradestra europea gli irriducibili muslim a compiere il volere di Allah.

Un quadro grottesco dove l'ossessione per la narrazione ha completamente divorato la percezione dei fatti, e dove persino un dramma reale diventa solo un fastidioso ostacolo alla conferma dei propri pregiudizi da apericena.

lunedì 27 luglio 2026

Il bello è esclusivo e tutt'altro che democratico e pop.


"Un tempo l’arte era un rimedio al caos del mondo; oggi è diventata la sua cassa di risonanza. Chi celebra il brutto non sta dissacrando il tempio: sta semplicemente ammettendo di non saperlo costruire."
 

(Roger Scruton)


Uno dei drammi della contemporaneità è proprio la perdita del senso del bello.

Le cose oscillano tra l'utile e il grottesco.

Il bello delle Chiese, delle città, delle opere d'arte che esaltano l'opera del Signore, in una società che ha imposto la "messa in disparte" di Dio, non trova più posto e ragion d'essere.

Il discepolo di Hegel, tal Rosenkranz, si impegnò addirittura nella celebrazione del brutto e da lì tutti i danni che ne seguirono.

L'estetica del brutto va a braccetto con l'amor vacui, l'attrazione per il vuoto e quindi del non essere e della dissoluzione.

Il bello richiede impegno, devozione, forza, sacrificio da spiriti eletti; il bello è esclusivo e tutt'altro che democratico e pop.

Attributi, ahinoi, scomparsi dal vocabolario del nostro triste tempo.

                                                                   Marcusenor

venerdì 10 luglio 2026

In generale... Vannacci.

  


"Il tecno-feudalesimo non ha bisogno di mercati liberi o di democrazie liberali; ha bisogno di feudi digitali recintati da algoritmi algidi, dove il comportamento della plebe urbana, nativa o immigrata, viene estratto e reso produttivo o semplicemente neutralizzato attraverso la sorveglianza passiva."(Cédric Durand)

"L'iper-informazione e l'iper-consumo richiedono uno spazio totalmente liscio, privo di negatività e di resistenze. La recinzione digitale e algoritmica dei corpi – sia nei ghetti urbani che nelle zone di frontiera – serve a immunizzare il sistema dei flussi da qualsiasi interferenza anarchica. La libertà delle cose richiede la trasparenza e la docilità assoluta dei corpi." (Byung- Chul Han)

Il multiculturalismo non è fallito nei salotti buoni della sociologia progressista; è morto e sepolto nelle basse vie dell'impero mondo. È defunto tra i cumuli di immondizia e la convivenza forzata di chi ancora paga le tasse, mentre viene stritolato da una sanità per ricchi e contornato da chi spera in un sussidio a vita. La verità è che il capitalismo digitale e l'imminente transizione verso l'uso massivo delle IA e della robotica non sanno più cosa farsene dei cittadini europei, né tantomeno degli immigrati che non sono riusciti ad accedere a livelli superiori di istruzione.

Ma quale istruzione? In Italia la scuola è ormai una fucina di un insegnamento "antifascista" puramente liturgico, astorico e acefalo, privo di qualunque connessione con il presente. Nel frattempo, l'Europa intera si sbrodola su antichi fasti che stanno per essere spazzati via dalla violenta corsa asiatica verso il predominio assoluto sulla quarta era industriale.

In questo hospice demografico a cielo aperto, le grandi narrazioni sulla sostituzione etnica rivelano tutta la loro inconsistenza scientifica. L'Italia perde popolazione a un ritmo raddoppiato rispetto al primo decennio degli anni 2000, e i figli di immigrati di seconda generazione sono già stati infettati dallo stesso identico morbo edonista e consumista dei nativi. Perfino lo spauracchio dell'Islam politico si scontra con una crisi coranica interna: le moschee si svuotano dei giovanissimi esattamente come è accaduto alle chiese cattoliche.

Chi invoca la sharia in Europa non lo fa per forza, ma per disperazione, nel tentativo di erigere un argine artificiale contro un nichilismo occidentale che sta digerendo i loro figli. Lo scontro generazionale tra un esercito di over 60 e due milioni di giovani immigrati è semplicemente inammissibile nei fatti; la vera remigrazione avverrà per estinzione ed evaporazione biologica nelle prossime tre generazioni, specchiando il crollo delle nascite già evidente persino nei sobborghi islamici inglesi.

Le destre e le estreme destre salgono sull'onda del giusto risentimento popolare contro il politicamente corretto dei giudici e l'uso scriteriato delle forze dell'ordine in funzione inclusiva monodirezionale – come si è visto nelle fiammate in Irlanda e Inghilterra – ma queste forze elettorali non avranno mai una vera spinta propulsiva. L'astensionismo di massa e l'anzianità della popolazione sono freni d'emergenza tirati al massimo.

Ed è qui che si inserisce il fenomeno Vannacci.

Vannacci non cavalca un'onda di futuro nazionale, ma la risacca del vecchio mondo. È l'eco di ritorno del grido sociale di chi è terrorizzato dall'idea di non tornare a casa intero dopo una giornata di lavoro, in cerca di lavoro o trascorsa sotto il dominio inflessibile di una burocrazia impazzita, il grido soffocato ora sempre più emesso a squarciagola di chi spera di chiudere una vita di sacrifici con una pensione miserrima. Ma, a conti fatti, il Generale non è che un lenitivo psicologico. È un traghettatore inevitabile che serve a distrarre le masse mentre si compie la transizione definitiva verso il controllo totale operato da algoritmi, IA, droni terrestri e aerei, controllo capillare attraverso smartphone e connessione internet.

Il capitalismo digitale non si può permettere una società anarchica, né nelle città svuotate né nei ghetti islamici. Se ne frega se le femministe non combattono al fianco alle donne stuprate da quei nordafricani e subsahariani che dalla Seconda Guerra Mondiale mantengono quella loro devianza criminale, assecondata dai potenti di turno a danno di popolazioni inermi.

Le cupole delle sinistre mondiali, che oggi usano la destrutturazione sociale e l'anarchia per destabilizzare i governi, non stanno affatto creando i presupposti per l'ennesimo paradiso socialista in terra – che sia sotto l'egida di un ideale progressista, di una teocrazia islamica o di una loro cangerogena fusione che farà perire i sinistri ben prima degli imam - stanno semplicemente preparando il terreno, agendo da finti utili idioti che "sanno", per condurci tutti in pasto a chi controlla e controllerà realmente il mondo: le oligarchie tecnologiche. Vannacci tiene impegnato il dibattito sul passato, mentre il futuro automatizzato stringe la cinghia attorno al collo di ciò che resta dell'Occidente.

Due tipi di impiccagione ci aspettano: quella delle minorate minoranze sociali dalle gru per mano dei loro "amici" islamici e quella di chi non si adeguerà al nuovo corso temporale.

La domanda sorge spontanea: meglio tappare le falle appoggiando Vannacci o lucidare gli ottoni del Titanic sotto le sferze sinistrate con contorno jihadista?


 

venerdì 3 luglio 2026

Un esercito silenzioso e obbediente di avvelenatori di anime



 "La psicanalisi è un commercio in cui si vendono le confessioni senza dare l'assoluzione".

Gilbert Keith Chesterton

L'antica legge economica, che vede nell'abbondanza dell'offerta, lo stimolo della domanda e del desiderio si realizza perfettamente nell'aumento esponenziale della figura dello psicologo; i numeri sono impressionanti; si è passati negli ultimi due decenni da trentacinquemila a oltre centoquarantamila unità.

Ciò nonostante le facoltà di psicologia sono prese d'assalto al punto da doversi inventare percorsi alternativi sempre più creativi per non perdere "clienti", accontentare la grande richiesta e facilitare l'entrata di nuova utenza.
Il sistema sembra accogliere con grande favore il fenomeno; lo psicologo entra nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nella vita quotidiana.
Nel mio piccolo e modesto osservatorio, a fronte di circa trenta allievi, ben otto di loro sono seguiti da uno psicoterapeuta.
Un paio d'anni fa si inventarono perfino il bonus psicologo per alleviare i danni - causati dalle nefaste e mefistofeliche norme per contenere l'emergenza Covid - oltre a facilitare l'accesso in tali percorsi anche ai più scettici.
Il business è presto subodorato dalle piattaforme digitali, ben felici e pronte ad offrire servizi di consulenza psicologica online.
Tutto questo, a mio modesto parere, fa parte di un preciso programma di psicopatologizzazione della popolazione, che inizia dai primi anni di vita, anche attraverso la diagnostica di sedicenti e fantasiosi disagi (dislessia, discalculia, sindromi varie con i soliti acronimi anglo demenziali), utili a nascondere le pecche e le tragedie pedagogiche, didattiche ed educative a cui stiamo assistendo in questi tristi tempi.
Purtroppo l'abbandono dell'orizzonte spirituale ed il ruolo di sacerdoti e religiose, sempre più sbiadito e laicizzato o alla peggio ridotto alla figura del manager parrocchiale, ha fatto mancare quel sostegno che per secoli ha rappresentato la vera e unica risposta ai turbamenti dell'esistenza.
Ci avviamo verso una società sempre più insicura e dipendente da forme di assistenza mentale esterna; assistenza coordinata e gestita dai soliti noti centri di influenza culturale e sociale che, attraverso le direttive degli ordini professionali (è notizia recente che la società italiana di pediatria ha pubblicato una guida che impone ai medici un approccio cosiddetto "affermativo" in merito all'identità di genere e sul sesso "assegnato alla nascita"), rappresenta un vero e proprio esercito silenzioso e obbediente di avvelenatori di anime. 

                                                     Marcusenor

mercoledì 27 maggio 2026

Fototrappole contro i ratti italiani


"La differenza tra l'uomo e il topo svanisce nel momento in cui entrambi iniziano a muoversi solo in funzione della paura di essere scovati." 
[da Uomini come topi di William J. Hersey]


I ratti italiani sono proprio gli italiani, per gli accoglioni che ci dominano nelle amministrazioni comunali, provinciali, regionali e statali, con disinteresse totale degli'EUtanasici disuniti.

Le ex municipalizzate, adesso trasformate in società miste multitasking, dalla raccolta dei rifiuti alla grande mangiatoia del libero mercato energetico, si dotano di "foto trappole" per incastrare i furbetti che sfuggono al cappio del rifiuto differenziato.

Sempre più spesso il soft power parte da principi che sembrano volti al bene e condivisibili; ma il demonio si nasconde nei dettagli, nell'uso delle parole.

La vecchia telecamera è diventata trappola per il ratto bipede che va educato, redarguito e infine esposto al pubblico ludibrio.

I solerti investigatori delle scoasse eticamente gestite bussarono in tre alla porta dei miei genitori, vecchi e malati, colpevoli di aver gettato nel sacco dell'indifferenziato uno scontrino del supermercato.

Gli Sherlock del pattume risalirono al nominativo di mio padre attraverso il numero della tessera punti del punto vendita.

Indagine degna dei migliori film polizieschi; alla fine elevarono un'ammenda di oltre 200 euro, oltre alla ramanzina sui comportamenti che un buon cittadino deve osservare per essere ammesso nel consesso civile.

Il Signore ha voluto non fossi presente, altrimenti sarei finito in galera.

Il governo delle masse assomiglia sempre più al carcere ideato dall'utilitarista inglese Bentham, un occhio che vede anche quando non vede, con conseguente sensazione di essere sempre osservati e ascoltati.

Il potere moderno digitalizzato genera stati d'animo latenti nella popolazione; il senso di paura è il vertice di una manipolazione psicologica elevata a forma di governo. A seguire, la costante polarizzazione del dibattito pubblico, divenuto tifo da stadio o discussione da bar dello sport.

L'infotainment miscela gossip, reality, trash in contenuti che si occupano di questioni che dovrebbero essere centrali nella discussione e nella formazione di una coscienza pubblica matura e consapevole. Personaggi improbabili chiamati ad esprimersi su qualsiasi argomento, con buona pace del lasciar parlare i "competenti".

Il caos, voluto, cercato e organizzato scientemente trionfa mentre aumenta il senso di angoscia del povero micco italico preso a legnate che rischia, uscendo di casa, o di morire, o di non tornare tutto intero.

                                                            Marcusenor

domenica 17 maggio 2026

Siamo di fronte a un gigantesco rigurgito neo-luddista





Ogni volta che la specie umana affronta una transizione di fase e cambia il proprio paradigma industriale, la prima reazione delle masse disorientate è l'arroccamento utopico e la distruzione simbolica dei nuovi telai. I luddisti dell'Ottocento distruggevano le macchine a vapore credendo di salvare il lavoro; i neo-luddisti odierni si inerpicano su retoriche post-coloniali, complottismi da salotto o sogni di decrescita per fuggire all'evidenza dell'automazione cognitiva.

L'intelligenza artificiale e l'elaborazione algoritmica globale stanno destrutturando i mercati, la geopolitica e il concetto stesso di lavoro intellettuale. Davanti all'impatto di questa transizione, chi non ha gli strumenti matematici e concettuali per leggere il nuovo codice del mondo si rifugia nell'isteria o nel mito della cospirazione. Non capiscono che la transizione non è un negoziato politico tra leader che si supplicano, ma una ristrutturazione geometrica guidata dalla necessità di governare l'entropia planetaria con una precisione che l'uomo, da solo, non è più in grado di esprimere.

Questo piagnisteo isterico dei cosiddetti partiti democratici è il rumore bianco del vecchio mondo che si aggrappa alle proprie sovrastrutture ideologiche mentre il pavimento sotto i piedi è già svanito. Il racconto mainstream dell'America in ginocchio o dell'Iran trionfante è la narrazione consolatoria per chi ha bisogno di incasellare la complessità in una dinamica da tifo geopolitico novecentesco, ignorando la reale anatomia del potere globale.

La riduzione di nazioni intere — come Cuba o il Venezuela — a semplici nodi logistici di smistamento per flussi illeciti, idrocarburi e risorse umane è la cruda verità di stati-canaglia che hanno perso ogni sovranità reale, ridotti a centraline di transito per economie sommerse gestite da cartelli e intelligenze transnazionali. Eppure, una parte del dibattito occidentale preferisce ignorare questo collasso sistemico, preferendo cullarsi nei vecchi miti della resistenza anti-imperialista.

Sapete che fine farà il sogno antimperialista che si spaccia ancora per marxista e si allea con le brigate di Allah?

Finirà stritolato nella morsa della sua stessa cecità strutturale. Questa alleanza innaturale e grottesca tra i residui del massimalismo occidentale e l'integralismo islamico è il cortocircuito finale di un pensiero che ha perso il contatto con la realtà materiale e storica.

Il marxismo delle origini, pur con tutti i suoi limiti, era un'analisi rigorosa basata sui rapporti di produzione, sullo sviluppo tecnologico e sul materialismo storico. Voleva governare il futuro, non restaurare il passato. Vederlo oggi ridotto a fare da scudiero retorico a teocrazie oscurantiste e milizie confessionali — che esprimono l'esatto opposto di ogni emancipazione umana, la sottomissione totale del corpo e dello spirito a un dogma medievale — è la prova provata del suo definitivo fallimento intellettuale.

Questa convergenza si consuma solo sul terreno sterile del risentimento: l'odio comune per l'Occidente capitalista e tecnologico. Ma è un'alleanza asimmetrica in cui i "marxisti" occidentali recitano la parte degli utili idioti. Non capiscono che per le brigate di Allah il loro materialismo, il loro ateismo e i loro diritti civili sono abominazioni da estirpare tanto quanto il consumismo americano. Vengono tollerati solo come arieti di sfondamento per indebolire le difese immunitarie delle democrazie dall'interno.

La fine di questo sogno è già scritta nella storia, basta guardare a quello che accadde in Iran nel 1979. Allora, i movimenti di sinistra, i comunisti del partito Tudeh e i fannulloni dell'intellettualismo progressista si allearono con Khomeini per rovesciare lo Scià, convinti di poter cavalcare l'onda della rivoluzione islamica per poi imporre il loro modello. Il giorno dopo la presa del potere, i teocrati non hanno aperto un dibattito sul Capitale: hanno preso i marxisti, li hanno messi al muro o impiccati alle gru nei mercati pubblici.

Oggi la fine sarà persino più umiliante, perché non avverrà nemmeno sul palcoscenico di una grande rivoluzione statale, ma nel fango delle periferie degradate e dei flussi algoritmici. Mentre questi orfani dell'ideologia sfilano gridando slogan teocratici che non comprendono, il Leviatano tecnologico e il capitalismo dei flussi — che sia a trazione Silicon Valley o Pechino — continuano a recintare i nodi dell'energia, dei dati e dei mercati.

Quando il perimetro del controllo sarà definitivo e lo Stato sociale europeo sarà del tutto collassato sotto il peso delle sue contraddizioni, le brigate di Allah verranno neutralizzate dalla sorveglianza biometrica predittiva e dalla forza cinetica remota. E i loro alleati progressisti si ritroveranno disoccupati, atomizzati e inutili, a piangere sulle macerie di un'utopia che ha baciato la mano del suo stesso carnefice.

Lacrime che alcuni verseranno, per poco, sul loro ultimo gingillo tecnologico, è l'immagine definitiva della stupida sottomissione: piangere la fine di un mondo sullo schermo dell'esatto dispositivo che ha registrato, catalogato e guidato ogni passo di quel collasso.

L'iPhone — o qualunque terminale biometrico tascabile — non è più uno strumento di svago, ma la catena invisibile con cui l'utente ha firmato, un click alla volta, la propria abdicazione. Chi si inerpica in queste utopie destrutturate rimarrà connesso fino all'ultimo secondo, alimentando con i propri dati, le proprie nevrosi e le proprie lacrime digitali l'algoritmo che lo sta sostituendo.

Perchè questi rigurgiti novecenteschi e islamo-medievali, sono l'espressione di un brand, una linea di prodotti ideologici preconfezionati che il mercato della distrazione tollera e alimenta solo finché generano engagement, traffico dati e consumo. 

Il sistema tardo-capitalista e l'architettura algoritmica odierna hanno la straordinaria capacità di mercificare persino la propria opposizione. Il ribellismo da tastiera, la parata identitaria, la retorica neo-luddista e lo slogan antimperialista non sono minacce per il potere reale, ma segmenti di mercato. Sono linee di intrattenimento per masse atomizzate, utili a incanalare il risentimento e la frustrazione sociale in flussi digitali monetizzabili. L'indignazione permanente è il carburante che tiene gli utenti incollati allo schermo, a consumare giga e a profilarsi da soli.

Ma ogni brand ha un ciclo di vita strettamente legato alla sua utilità marginale. Finché c'è un'infrastruttura democratica ed economica da logorare per giustificare il passaggio al controllo predittivo, questo brand della finta resistenza viene lasciato proliferare. Alimenta il disordine necessario a invocare l'ordine.

Nel momento esatto in cui la transizione di paradigma sarà completata — quando i flussi energetici, logistici e umani saranno interamente blindati dalle reti di intelligenza artificiale e dalla sorveglianza biometrica — la tolleranza per la simulazione del dissenso si azzererà. Il brand non sarà più necessario, perché non servirà più il consenso, ma solo la conformità tecnica al sistema. E allora quel prodotto ideologico verrà semplicemente ritirato dal mercato, cancellato con un aggiornamento del codice o reso invisibile nei nodi di smistamento della rete, lasciando chi lo esibiva nudo di fronte all'attrito di una realtà che non ha mai voluto comprendere.


mercoledì 13 maggio 2026

La perdita della fatica mentale precede sempre la perdita della libertà politica, spirituale e civile.



Più le IA sembrano intelligenti, più l'uomo medio si sente autorizzato a essere superficiale.  E poichè l'uomo medio non esiste - è semplicemente una statistica della mediocrità senza media ponderata, artificiosa come è artificiale l'anestesia algoritmica - si sta realizzando la Kampuchea dell'immeritata gloria, modulata da un narcisismo autoreferenziale che sbatte e rimbalza su di un monitor, su di un touchscreen unto di scroll, espunto dalle vie della sostanza, finito nelle tracce digitali dell'inconsistenza. 

Non è piacevole, doloroso o schifoso essere massa che vive nell'inconsistenza: è necessario a reconditi meccanismi di involuzione mentale, biologica, genetica... indotti, dedotti, indetti. Essere eradicati da se stessi, viventi solo in un riflesso di una smorfia, è il dichiararsi pronti al totale esproprio di personalità, di coscienza. 

Sta diventando inevitabile essere inutilità pronte a interiorizzare nel proprio vuoto sottopelle, senza opposizione alcuna, la prima offerta salvifica di ferreo ordine sociale conseguenza di un'anarchia sguinzagliata e protetta,  ormai distopia  del quotidiano. Un regime calato dall'alto da una congrega di turbanti per  quanto feroce o retrograda essa sia, sembrerà giusto quanto una gabbia di remote control per scimmie impazzite, ridotte a digiuno forzato, costrette a inalare  odore di carne appena macellata della quale non potranno più cibarsi.  

Un popolo che non pensa, viene pensato strumento per fini allucinanti di gruppi organizzati di sicari allucinati. 

Questo narcisismo autoreferenziale di cui il nostro mondo è plastificato, è la cecità perfetta. Credere  individualmente di essere al centro dell'universo, di essere attore, regista e pubblico in una sovrapposizione quantistica della mitomania, rende prigionieri di una cella mentale i cui insulti sinaptici sono fragili arborescenze di alluminio stropicciato, riflettenti perversioni giustificate. 

La psicologia è una scienza superata in mezzo a sacchi di carne senz'anima. Il folle si erge a moralista; il parossismo psicotico è metro di giudizio; i cancelli dell'abisso, dietro ai quali un tempo si incatevano gli isitnti di morte, sono stati divelti. I manicomi centrali furono chiusi: le succursali si aprirono a milioni. Nascosti dietro l'efficienza algoritmica delle macchine, ci si sente più liberi di percorrere l'orrore fino dove esso porta, guidati dalla pazzia interiore coccolata da quella esteriore, incitata dalla propria setta di riferimento. 

Il terrore vero, quello che afferra le viscere, scartavetra respiro e muscoli cardiaci, avanza per polarizzazioni sociali senza storia, senza memoria, senza ricordi, in un'eterna discontinuità cronologica,  dove i campi di sterminio  del buon senso stanno allargandosi, riproducendo un'era glaciale dentro un inferno di infestante violenza. Ogni secolo ha avuto le sue pesti: la follia collettiva appartiene a questo e quanto è doloroso, minaccioso e triste essere sani di mente... quasi un atto di resistenza ontologica che rasenta il martirio.

Sì, è il trionfo dell'anno zero: senza memoria non c'è colpa, e senza colpa ogni atrocità diventa un nuovo inizio, una nuova "peste" accolta come cura. l'IA non è il carnefice, è il sudario hi-tech che copre il cadavere della logica e del sentimento umano, mentre la folla che invade i prati cementizi del mondo applaude  al proprio elettroshock, urla, sbava, ringhia e sogna il suo incubo di anarchia senza freni, sbracciandosi, colpendo l'aria con il pungo chiuso.

Ma non sa che il suo è il miraggio onirico di un burattinaio sordo, cieco, insensible al dolore che l'ha legata a una barella e stretta in una mortale camicia di forza.

mercoledì 8 aprile 2026

Repulsioni semantiche



Nel tempo ho sviluppato una epidermica avversione verso la lingua inglese; la koinè imposta dall'impero con le sue formulette sintetiche utili ad esprimere concetti complessi in un accrocchio di parole mi repelle.

Non sopporto coloro che accolgono cadavericamente questi termini, e non sopporto il riconoscersi reciproco di coloro che si compiacciono di questo linguaggio moderno, rapido, efficiente, pragmaticista.
La grande sfida di questo tempo è resistere alla cosiddetta "etica terminologica", ovvero tutte quelle definizioni, tutt'altro che neutre e ingenue, rappresentative di una weltanshauung ben precisa.

Termini quali "cambiamento climatico", "resilienza", "meritocrazia", "inclusività", "genere", "violenza sulle donne", "hater", "skill" et cetera; elenco che si può tranquillamente allungare dilettandosi a scovare i lemmi che si sono incistati nel nostro linguaggio e di conseguenza nel nostro modo di pensare e di vedere il mondo.
Tanto sono pervasivi e subdoli, grazie a sapienti tecniche di marketing e di PNL, da entrare nel modo di esprimersi anche dei più avveduti e culturalmente solidi.

Ormai non è raro che importanti prelati, piuttosto che intellettuali, artisti navigati, contro informatori e dissidenti vari scivolino in qualche trappola linguistica.
Come detto, parlare in un certo modo equivale a pensare in un certo modo e pensare equivale ad agire o non agire, a seconda dei casi.

La tecnica è consolidata, se non fai parte della tribù terminologica sei un reietto, un negazionista, l'uomo sacer che si mette di traverso alla narrazione, ma che, appunto, amo pensare piuttosto come un "resistente", ovvero colui che resta saldo e non si lascia suggestionare mantenendo un pensiero autonomo, una capacità di autocontrollo e di governo del proprio modo di esprimersi  sforzandosi di riconoscere con chiarezza e precisione i molti inganni di cui siamo quotidianamente vittime.

                                                        Marcusenor

sabato 4 aprile 2026

2000 anni di Via Crucis... ma la Luce dell'unica verità, li attraversa.


La Santa Croce non è un simbolo, è una compagnia necessaria.


La croce non è un reperto archeologico, ma la struttura stessa di questo mondo. È il punto di intersezione tra l’infinito e la carne, dove il tempo prova a soffocare l'eterno. Crocifiggere Gesù oggi significa riconoscere che quella geometria di dolore non si è mai sciolta: il legno è la materia densa della nostra realtà, e Lui vi resta inchiodato sopra, sospeso tra il fango e il cielo.

I chiodi non sono solo ferro antico; sono ogni atto di indifferenza, ogni pretesa di possesso che trafigge la libertà. La corona di spine continua a mordere ogni volta che il pensiero viene umiliato e gli sputi sono il rumore di fondo di una via crucis che attraversa i secoli senza sosta. Questa agonia che dura da duemila anni non è una sconfitta, ma la misura di quanto il mondo tenti disperatamente di trattenere ciò che non può contenere.

Eppure, in questo silenzio che precede la rivelazione delle rivelazioni, quelle piaghe restano aperte come varchi. Non sono segni di morte, ma feritoie da cui filtra la promessa. Essere inchiodati al mondo, dal mondo,  significa abitarne il dolore senza fuggire, sapendo che la Resurrezione non è un ricordo, ma una pressione interna alla storia, alla carne, all'anima che spinge per esplodere di nuovo. 

La Resurrezione sarà ulteriore dubbio per gli uomini che fuggirono davanti alle sofferenze di chi gli era stato amico da subito, per coloro che videro ma non distinsero, udirono ma non compresero. Solo le donne non dubitarono, lo attesta la loro presenza sul Calvario, al Sepolcro, dopo la straordinaria scoperta del Signore vivo in mezzo a noi.

La Luce non cancella le profonde e carnali ferite... le attraversa senza curasi dello spazio e del tempo.


mercoledì 25 marzo 2026

Lo stato psichico dell'occidente è sempre più precario


La crisi sola igiene del mondo

La verità ha sempre bisogno di ombre lunghe per essere vista meglio.

La contemporaneità, che galleggia inconsciamente e allegramente su di un oceano di debiti, nutre se stessa di eventi, creati ad hoc, necessari per raffreddare e rallentare il declino inevitabile del sistema finanziario globale. Inaugurato agli albori del terzo millennio, euforizzato dalla finanza creativa, dai titoli derivati, dai make-up contabili, il diabolico sistema dal 2008 ha svelato, in tutta la sua drammaticità, l'effimero affidarsi delle sorti umane alle bolle speculative.

Di crisi in crisi, da una "pandemia" ad una guerra di là o di qua, si cercano pretesti per derogare quei limiti che le economie mondiali non possono più rispettare.
Poco o nulla possono i simulacri digitali, i bit trasformati in denaro, le economie artificiali, le tecnologie che illudono di tirare fuori il coniglio dal cilindro.

Passata la sbornia, ci si scontra con il dato di realtà ovvero che la disperazione ha fatto si che il "whatever It takes" diventi l'assunto di questi tristi tempi.
Vi dovrà essere sempre un "nemico" da combattere in nome di un ideale salvifico, se non è un virus, saranno i russi, poi i nordcoreani, adesso gli ayatollah.

Nel mentre, tra un lockdown e l'altro, lo stato psichico dell'occidente è sempre più precario. 
La condizione di continua minaccia di perdere il proprio benessere fisico e materiale mina irrimediabilmente una società incapace di uno sguardo spirituale o metafisico, totalmente preda di un materialismo edonistico ed egoistico.
La paura è il denominatore comune, ed è tragico constatare che è ciò che ancora ci fa sentire parte di una società.
Siamo quotidianamente sottoposti al metodo della minaccia esistenziale, prepararsi al peggio, dal timore di camminare per strada, al rischio nucleare.
Tutto questo è perverso, morboso, sulfureo e va respinto cristianamente.
Il tempo di quaresima è tempo di espiazione, di speranza, di sconfitta della paura e della morte.

                                                      Marcusenor

giovedì 19 marzo 2026

I ricchi rampolli della Silicon Valley sbarcano a Roma per parlare di Anticristo.

 


Pare che questi incontri segreti - siamo sempre alle dottrine esoteriche rivolte a pochi eletti - siano organizzati con l'avallo di ambienti d'oltre Tevere tramite apposite associazioni pseudo religiose.
Affermano che la tecnica non va fermata, chi osa porre limiti è un nemico da abbattere, un sabotatore delle magnifiche sorti progressive e progressiste.

Nella fattispecie parliamo di Peter Thiel, ma la prospettiva si potrebbe tranquillamente allargare a tutti gli accoliti  che si propongono come la nuova destra 2.0, transumanista, alquanto gaia, tecnofila, accelerazionista e fan dello stato hegeliano di Israele. Non che forse siano proprio queste le autentiche caratteristiche della destra tali da essere perfettamente sovrapponibili alla visione materialista di stampo marxista?

Diceva Galimberti qualche anno fa:"l'etica, che pretende di impedire alla tecnica di fare ciò che può fare, è patetica"  come a dire spalanchiamo pure la porta sopra l'abisso.

La volontà mefistofelica della mano sinistra vuole che si rinunci, a partire dalla Chiesa, ad essere Katéchon, per dirla con Cacciari, abbracciando entusiasticamente e fatalisticamente l'avvento della nuova era, annunciata per cedere alle lusinghe del mistero d'iniquità, accondiscendere alla via del peccato per giungere a conoscenze superiori.

Così, secondo i dissolutori di nuovo conio, abili sofisti, opporsi alla tecnica è operazione anti cristica, si invertono i termini, si gioca con le parole.
Si svela che dietro questi affaristi, speculatori, opportunisti che intrecciano rapporti tra finanza, intelligence e sistema del controllo si celano pensieri escatologici e messianismi occulti.

Questi signori sembrano provenire dal nulla ma in realtà, in linea di sangue, derivano da famiglie che praticano l'occulto, la magia nera, la Prisca teologia, l'astrologia e il cabalismo da generazioni con connivenze a livello internazionale.

La tecnica, nella sua accezione di volontà prometeica, non vuole essere limitata da alcuna forma della tradizione e dell'eterno. sia religioso, civile, sociale ed è radicalmente volta ad affermare la propria onnipotenza, imponendo un dominio assoluto sull'uomo e sulla natura fino al totale annientamento del Creato.

                                                  Marcusenor




Vorrei... un Dio più sostenibile

                                                   Che cosa sono io senza di Te se non la guida di me stesso verso l’abisso. (S.Agostino - C...