venerdì 23 gennaio 2026

L’ITALIA È DOMINATA DA UNA MAGISTRATURA AUTOCRATICA




Il fegato scoppia, è spappolato, come cantava il Vasco. Mi guardo intorno e cosa vedo? Vedo ciò che non vorrei vedere; un non Stato, un tribunale a cielo aperto dove il verdetto è già scritto contro di me, contro tutti quelli che non si allineano al giustizialismo dominante di natura aberrante.

Siamo governati da un’aristocrazia di toghe che ha deciso di trasformare l’Italia nel parco giochi del crimine globale. Questa magistratura non è più la terza camera dello Stato, è il burattinaio supremo che detta l’agenda politica di tutta la sinistra, dai salotti dell’opposizione fino ai movimenti pro-pal, antifa e ai fanatici dei gender studies. È un potere evidente che agisce, impunibile,  alla luce del sole, criminalizzando sistematicamente i governi legittimamente eletti di cui non può muovere i fili, usando l’arma infame del dossieraggio e della calunnia per abbattere chiunque non si pieghi al loro ordine ideologico.

Mentre il cittadino  comune viene schiacciato da una pressione fiscale da usura, la magistratura autocratica stende tappeti rossi a chiunque porti caos. L’assassino diventa un soggetto fragile da riabilitare, lo spacciatore una vittima della società, e lo scippatore un ospite intoccabile che sorride alle telecamere sapendo che la cella è solo un miraggio. È un’inversione termica del diritto dove l’italiano che si difende viene trascinato per decenni nei gironi danteschi di processi infiniti, mentre l’integralista che vomita odio contro la nostra civiltà, gode del paravento della libertà di espressione. 

In questo delirio kafkiano, certi magistrati sono arrivati a considerare la criminalità come una professione legittima: per loro, il delinquente che viene ferito o abbattuto durante un atto di legittima difesa non è un aggressore che ha cercato il suo destino, ma un lavoratore colpito da un "ingiusto e disumano infortunio" che la vittima deve risarcire a vita, trasformando il derubato, il pestato, lo sfregiato e i suoi cari che tentava di proteggere, nel bancomat eterno del suo carnefice e dei suoi afflitti famigliari.

Ma il vero orrore pulsa nelle case, nel terrore delle madri e dei padri castrati dal femminismo misandrico che guardano le proprie figlie giovanissime uscire di casa con il cuore in gola, sapendo che, là fuori, branchi di predatori pascolano impuniti, protetti da sentenze che chiamano "scarsa rilevanza del fatto" quello che è un trauma indelebile. L'urlo femminile viene soffocato dal silenzio complice dei tribunali, gli stessi che restano sordi davanti al dramma di genitori a cui assistenti sociali ideologizzati strappano via i figli con perizie che puzzano di abuso di potere e pregiudizio. 

Questa magistratura sta svolgendo un compito utilissimo all'islam radicale: schiacciare sistematicamente la virilità maschile del nostro popolo, criminalizzando ogni istinto di protezione e di forza. Altro che V come vendetta, qui siamo alla V come Virilità... oppressa, dove l'uomo che osa ancora agire da uomo viene perseguitato come un reperto bellico da smantellare.

Siamo ostaggi di un sistema che tutela l’occupazione abusiva come fosse un diritto sacro: guardate lo scempio del Leoncavallo, dove la proprietà privata viene calpestata da decenni nell’indifferenza di chi dovrebbe far regnare la legge. Hanno il coraggio di spacciare la merda di graffiti che imbratta il nostro patrimonio urbanistico come arte di strada da conservare, elevando lo scarabocchio di vandali "ispirati" a reliquia più preziosa dell'orinatoio di Duchamp, pur di non sgomberare i loro protetti politici. 

Eppure, abbiamo riso ai comici di Zelig; che bravi... clap...clap...  quelli che in fila per due con il resto di nulla, difendono un cesso sociale perchè raro esempio di cultura della pace: sì, la pace dei fancazzisti drogati, figli di coloro che fanno parte del circolino di chi decide cosa dobbiamo dire, fare, pensare, fino ai recessi della nostra "inviolabile" privacy emotiva e sessuale. 

Questi mandarini del diritto hanno divorziato dal popolo, filtrando la realtà attraverso un buonismo punitivo che premia chi si appropria indebitamente di una casa e condanna chi ha passato una vita a pagarla o deve ancora finire di saldarla. È un’autocrazia che non usa i carri armati, ma le sentenze creative e i faldoni avvelenati per smantellare i confini, la morale e il futuro di una nazione.

Non saranno tutti così, qualcuno mormora. Allora che vengano fuori, i buoni; siamo pronti ad accoglierli, visto che i cattivi non vedono loro di spianare la strada del cretino qualunque che lavora, produce, tace e crepa, che mena al patibolo.  

 Se la giustizia è cieca, la nostra magistratura ci vede benissimo: vede il bersaglio e siamo noi.

E per chi ha voglia di approfondire, ecco come il popolo è stato esautorato dal controllo sul Potere Legislativo alias CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) attraverso la successione dei Presidenti della Repubblica:

Appendice della Vergogna 

CRONOLOGIA DEI CUSTODI DEL SISTEMA (1946-2026)

Enrico De Nicola (1948): Avvocato penalista. Il capostipite che ha saldato il legame tra alta avvocatura e vertice dello Stato.

Luigi Einaudi (1948-1955): Economista. Sotto il suo mandato nasce la Corte Costituzionale, il secondo pilastro del potere giudiziario sopra quello politico.

Giovanni Gronchi (1955-1962): Il "padrino" del CSM. Nel 1958 inaugura ufficialmente l'organo di autogoverno delle toghe.

Antonio Segni (1962-1964): Accademico del diritto, l'uomo dei codici. Rappresenta la fusione tra dottrina giuridica e potere esecutivo.

Giuseppe Saragat (1964-1971): Laureato in economia, ma garante della stabilità istituzionale in cui la magistratura inizia a espandere il proprio raggio d'azione politica.

Giovanni Leone (1971-1978): Principe del foro e penalista. L'uomo che parlava la lingua dei tribunali nel cuore del Quirinale.

Sandro Pertini (1978-1985): Laureato in legge. Ha gestito il CSM durante l'emergenza, blindando l'autorità dei magistrati come baluardo dello Stato.

Francesco Cossiga (1985-1992): Giurista. Conosceva i segreti del CSM dall'interno; il suo tentativo di "picconare" il sistema è stato neutralizzato dalla casta stessa.

Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999): Magistrato di carriera. Ha gestito Tangentopoli trasformando il Quirinale nella retrovia politica delle Procure.

Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006): Laureato in giurisprudenza. Ha garantito la "pax giudiziaria" permettendo il consolidamento definitivo dello strapotere delle toghe.

Giorgio Napolitano (2006-2015): Due mandati. Il protettore supremo: ha distrutto prove scomode (intercettazioni) e bloccato ogni riforma della giustizia sgradita al CSM.

Sergio Mattarella (2015-2026): Due mandati. Giurista e Giudice Costituzionale. L'ultimo e più raffinato garante del fortino giudiziario contro ogni interferenza popolare.





  

Nessun commento:

Posta un commento

Vorrei... un Dio più sostenibile

                                                   Che cosa sono io senza di Te se non la guida di me stesso verso l’abisso. (S.Agostino - C...