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martedì 18 luglio 2023

Gnostica esalazione mefitica

                                                   

 

Tu amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi.
(Mc12, 31)

Il Padreterno ci mette in guardia su quanto sia difficile, ma altrettanto fondamentale, amare il nostro prossimo, tanto quanto siamo tenuti ad amare noi stessi.
Nella società dell'edonismo sfrenato e dell'egolatria narcisista, in realtà, si nascondono sulfurei e sinistri afflati di rifiuto e annichilimento della sfera umana.
Decenni di infiltrazioni gnostiche hanno creato atmosfere “catare” che alimentano deliranti eresie a sfondo pauperista e millenarista, fomentando opposti contrari e contraddittori, oscillanti tra odio per la specie umana ed esaltazione idolatrica della raison illuministica - che pretende di assolutizzarsi e dominare la natura - quale negazione della comunione tra Dio e l’anima, considerata monade imprigionata nella malvagità del corpo, che trova unica via d’uscita nel pansessualismo orgiastico o nell’impulso suicidario.
Gli ecofanatici invocano la decrescita felice, auspicano una natura senza l’uomo; gli apocalittici profetizzano catastrofi economico finanziarie che dovrebbero riportare l'umanità alla ritrovata compiutezza del pleroma.
Entrambi i fronti si ispirano e respirano dalla stessa aria, esalazione mefitica di quegli ambienti gnostici nemici giurati della Verità rivelata.
La lezione cristiana ci insegna ad aver cura e amore per noi stessi.
Attenzione! Non l'amore morboso e depravato per il corpo e per l’esistenza terrena costi quel che costi; bensì amore e cura per l’anima e per il corpo quali doni divini, da preservare dal peccato e dal male.
Ci insegna ad amare il prossimo, a pregare per il mondo e per l'umanità, riparando le offese e le bestemmie; a chiedere al Signore la grazia della fede e a invocare lo Spirito Santo affinché muova le buone opere, la carità, la compassione, l’ordine del bene e la vicinanza per chi vive nella sofferenza fisica e dello spirito.

                                                           Marcusenor


martedì 11 luglio 2023

Confraternite uccise dal comunitarismo postconciliare

 


perché se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro…
(Mt 18:20)


Nel tempo dominato dall'individualismo sfrenato, dalla competizione e dal darwinismo sociale emergono, sempre più forti, aristoteliche esigenze comunitarie, o meglio, il naturale e istintivo bisogno dell'uomo di sentirsi parte di una polis, intesa, come insegnava lo stagirita, quale insieme di etica, tradizioni, lingua, costumi, suoni, educazione e di tutto quel "sentirsi" parte di un'eredità comune.
Fino a qualche decennio fa, elemento fondante e denominatore comune fu rappresentato dalla fede cristiana e da tutto il trimillenario patrimonio culturale, teologico e filosofico che ha forgiato l'uomo occidentale.
È curioso osservare, come, nella stagione in cui si esaltano proprio quei valori incarnati dal cosiddetto "miliardo d'oro", costituiti proprio dall'etica cristiana, successivamente tradotti in diritto positivo, si smantellino pezzo per pezzo proprio quei principi, per l'appunto fondati sul profondo rispetto per l'uomo, parte essenziale della comunità spirituale.
Il comunitarismo odierno assume sempre più i patetici caratteri di esibizioni forzate dello stare bene insieme, costi quel che costi.
Dai riti laici dell'inno stonato durante le partite nazionali, fino al comunitarismo postconciliare composto di slogan, yoga della risata o preghiere motivazionali.
Il movimento "collettivista comunitarista” lo troviamo in ben noti ambiti cattolici: marce, giornate mondiali della gioventù, raduni scout; per non parlare delle congreghe para-settarie in stile Bose, comunione e liberazione o Taizé.
Aziende e parrocchie, su fronti apparentemente opposti, organizzano lanci col parapendio, percorsi psicoterapeutici o castagnate in Val Filzetta. 
Il mantra del "dovere" civico e del rispetto per il prossimo assume connotazioni sempre più grottesche, a fronte di un orizzonte dominato da ipertrofici ego narcisisti, esaltati e adorati dalle stolte moltitudini che adottano, quale unità di misura, il like, il numero di visualizzazioni e la popolarità della divinità di turno.


                                                         Marcusenor




lunedì 3 luglio 2023

Si può stra-fa-re

 

Non vi sgomentate per paura di loro, né vi turbate
(Pietro 1, capitolo 3, 14)

Il primo corno della bestia apocalittica di questi ultimi tempi, sono le sulfuree tentazioni che mirano alla sostituzione del Verbo rivelato con pseudo mistiche, suadenti e accomodanti.
La scienza che s’impone quale new religion, ci vorrebbe garantire, ma solo per una manciata di fantamiliardari, l'immortalità del corpo svendendo l’anima a prezzo di saldo. 
Tutto è concesso di fronte alla prospettiva di qualche anno di vita terrena in più, ottenuto in cambio di schiavitù spirituale e devozione incondizionata al controllo farmaceutico delle sorti igienico-sanitarie del mondo, grazie al progressismo ottimista e alla volontà di potenza degli scienziati.
L'altro corno della bestia è proposto dalle nuove eresie del mondo calvinista, melliflue, empatiche e apparentemente ispirate dalle buone cause che finiscono col rivelarsi nella loro reale perniciosità.
Wokenismo, genderismo e ambientalismo sono tutte manifestazioni idolatriche della nuova catechesi pagana che si vuole imporre al mondo.
Un puritanesimo già subito, distopie affatto nuove d'un esaltato integralismo fanatico che non ammette alcun contraddittorio. 
Aspetto, che è facile riconoscere nel modo di porsi delle sette, e prodotto tipico di certi pentoloni culturali. 
L'obiettivo è insinuare, in quel che resta dell'uomo contemporaneo, la colpa di esistere e la condizione di essere in debito con chi ci concede il privilegio dell'occupazione del pubblico suolo. 
L'obolo da pagare è l'adesione totale alla causa, da dimostrare attraverso ritualità pagane cui ottemperare volenti o nolenti.
Novelle inquisizioni si consumano a danno di intellettuali, artisti o religiosi non allineati; i reietti sono oggetto di attacchi mediatici o giudiziari; penalizzati ed emarginati nelle loro attività professionali e ministeriali; colpiti dallo stigma di coloro che si professano paladini dei diritti a targhe alterne, ma tuttavia divinamente ispirati nel seguire la via eterna della Verità e dell'ordine del bene che troneggia nella sua possanza per omnia saecula saeculorum.

                                                      Marcusenor


giovedì 4 maggio 2023

Incapaci di parlare con Dio e con l’uomo


                                                

Io so che il mio Redentore vive, e che alla fine si leverà sulla polvere. E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, senza la mia carne, vedrò Dio

(Giobbe 19:25–26) 


Incapaci di parlare con Dio e con l’uomo, come seppe fare mirabilmente il Santo d’Aquino, la prospettiva “umana” finisce col prendere il sopravvento, la partita si gioca sul piano del definito che ignora, volutamente o per disabitudine, il piano spirituale.
Sant’Agostino separò nettamente la civitas umana da quella divina, mettendoci in guardia nel non perdere di vista la via maestra rischiando di trascinarci sul terreno pietroso e polveroso della mondanità e del piccolo cabotaggio.
Laddove vediamo solo male scorgiamo le braccia della croce, la legge eterna inscritta nei cuori, trasmessa di generazione in generazione a guardia dell’uomo, creato e amato dal Signore e posto in posizione privilegiata tra le sue creature, ma non per questo in diritto di farsi egli stesso dio.
All’opposto, l’ottimismo panglossiano delle “magnifiche sorti progressive” esala afrori sulfurei di atmosfere illuministe, ingozzandosi di effimeri trionfi della volontà di potenza. Con la ragione posso dominare il mondo, fino a trasformarlo per sanare la ferita della “caduta” gnostica, dove identifichiamo facilmente teosofie, radicalismi, ambientalismi, animalismi, con tutto il corredo di guru, maître à penser, counselor e pseudo “competenti” di ogni risma.

                                                  Marcusenor

lunedì 1 maggio 2023

Nella Trappa

 

                                                            


 Nella Trappa, quello
che conta meno è la Trappa e i trappisti.
(San Rafael Arnaiz Barón)
 

Non intrappati, certo intruppati nel clangore disumano dell'inanità del fare e disfare.
Consessi d’uomini tra corrotte poltrone, in guerre per intercessione, in lavori indegni, in virtuali adesioni,  da dove si ritorna, se si ritorna, nelle rispettive celle urbane, confermano i motti di Seneca, gli aforismi di Montaigne, le struggenti confessioni di Marco Aurelio contraltare di quelle d’Agostino, snobbate dai paladini dell'ignoranza, sicuro investimento per élites malthusiane.
Le icone pop radunano folle osannanti; le sacre icone, sparuti numeri d’anime disorientate tra le rovine della città sommersa di R'lyeh, immagine spettrale di una chiesa in disarmo.
Il Rafael, santo trappista, morto a 27 anni, età maledetta dei santi del rock, davanti al Tabernacolo immolava la sua misantropia vocazionale con frase così poco edificio d’amore, che io faccio mia a restauro delle mie ossa, rotte dagli scontri con umani, nemmeno ordinari: “ Gli uomini m’annoiano, anche quelli buoni. Non mi dicono nulla. Sospiro tutto il giorno per Cristo (…)”.

♱ servo inutile♱

domenica 30 aprile 2023

Con la Legge, senza la Legge

 

Tutti quelli che hanno peccato senza la legge, periranno anche senza la legge; quanti invece hanno peccato sotto la legge, saranno giudicati
con la legge. Perché non coloro che ascoltano la legge sono giusti davanti a Dio,
ma quelli che mettono in pratica la legge saranno giustificati.

(Ro 2 – 12, 13)

La giustizia non è di questa terra; la celebrazione della raison illuministica e del positivismo comtiano ha illuso l'uomo di poter determinare il corso degli eventi, di dominare la natura, di godere del privilegio di stabilire il vero dal certo.
Tribunali che scoppiano, invasi da contenziosi che avrebbero la pretesa di fare giustizia, per poi trovarsi di fronte al limite, al meno peggio, a ciò che più assomiglia al giusto, se non di cadere in macroscopiche e ferali mostruosità giuridiche.
Dall'altra parte il diritto naturale, che non ha bisogno di enciclopedie, di norme o interminabili processi dialettici volti alla ricerca spasmodica dell'aufhebung hegeliana.
Diritto naturale declinato nell'accezione di legge eterna, nella sua lapalissiana chiarezza che non necessita di esegesi o chiavi di lettura.
La legge eterna, scolpita nelle tavole con la potenza del logos divino, oltrepassa il feticismo della nuda vita da preservare ad ogni costo (anche se poi si finisce col cedere alle lusinghe della bella morte) è volta alla salvezza dell'anima destinata, quella sì, alla vita eterna.
Persa la prospettiva trascendente, ci si ritrova dispersi e disperati nella mondanità, privati del soffio mistico, si finisce avvitati in una caduta senza fine e senza alcun paracadute.
L'ordine proteso verso il bene percorre e precorre il tempo, oltrepassa, librandosi alto, le ideologie e i fanatismi terreni preparando, hic et nunc, lo spirito alla vera vita dove tutto trova il giusto, il compimento e il ristoro. 
Risultato di tale tracotanza: un profluvio di leggi, norme, codici, ordinanze che si contraddicono, accavallandosi scompostamente una sull'altra.

                                                          Marcusenor

venerdì 28 aprile 2023

Misericordia o giustizia?




Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? 
(Lc 18,8) 
 
C’era un Dio fattosi uomo che si sedeva a tavola con peccatori, prostitute, strozzini, ladri, avari, malati in spirito e nel corpo… la feccia della società. Che alle nostre abbuffate non si presenti tale apportatore di riconciliazione, perché ci guasterebbe la digestione e rattristerebbe la compagnia di falsi amici gastronauti e gastrouniti da una sequela di piatti postati su instagram! Nella gigantesca discarica di Manila un uomo pianta il Santissimo Sacramento in mezzo all’immondizia, al putridume, al tanfo, dinanzi agli ultimi tra gli ultimi, per lo più bambini, che di quegli avanzi puzzolenti, non certo ecosostenibili, che cadono dalle mense di sconosciuti, si saziano… Lasciate che i bambini vengano a me (…) (Lc 18,16-17) 
È un sacerdote che si dice impotente nell’affrontare tale miseria e sostiene ch’ Egli ama stare proprio in quell’inferno terreno, preziosissimo Corpo e Sangue, non certo Signore delle mosche, ma Servo dei servi, Schiavo di schiavi, Vivo tra morti viventi.

♱ servo inutile♱

giovedì 27 aprile 2023

Perse rotte nella notte

 


CHI SEGUE ME NON CAMMINA NELLE TENEBRE

(Gv 8,12)

C’è stato un tempo in cui, per distruggere l’anima attraverso esercizi di semantica intellettuale, si fece un’inutile opera di decostruzione, sostituzione della dimensione spirituale con la divisione tragica e astratta, dall’antico teatro greco estratta con forcipe ebraico, di conscio e subconscio.
Oggi, nell’era delle macchine quasi autonome, degli involucri di plastica privi di coscienza che si aggirano su desolati tappeti d’asfalto, quella struttura soverchiante brame mistiche, orientamenti all’ineffabile silenzio divino, è una fatamorgana galleggiante sul deserto informe che si è installato nella neurochimica cerebrale di soggetti acefali, storpiati da continui aggiornamenti somatolaici, egoinsostenibili, volti alla derubricazione di un mondo di fede, suppliche, pentimenti, miracoli e grazie, ad epitaffio scrostato sul Santo Sepolcro.
Quando l’uomo sarà definitivamente negato dall’incontrastata ascesa dell’ologramma, solo allora risorgerà la creatura amata senza fine dal Creatore; accadrà per incanto che un’edera ignea si arrampicherà da un falso vuoto sulle suture opache del freddo universo e avverrà che il calore di cuori di carne e sangue, rimpiazzati per secoli da esangui pompe al titanio, che già colmarono indegnamente la differenza tra pietra e striatura muscolare, divamperà in stelle tra le costole.

♱ servo inutile♱


Vorrei... un Dio più sostenibile

                                                   Che cosa sono io senza di Te se non la guida di me stesso verso l’abisso. (S.Agostino - C...