mercoledì 22 maggio 2024
venerdì 7 luglio 2023
Cacofonie liturgiche
…canterò
con lo spirito, ma canterò anche con l’intelligenza…(1
CO 14,15)
Per
la sua ordinazione sacerdotale, un giovane seminarista chiede che
durante il rito presbiteriale si accompagnino brani di Don Marco
Frisina e altre composizioni presuntamente "tradizionaliste";
rifiuta la messa beat dei focolarini di "Generazione nuova"
o altre composizioni ispirate dal rinnovamento spirituale, tanto da
attirarsi critiche e qualche mal di pancia.
Si
tratta dell’annosa questione della musica sacra in ambito
liturgico, dal Concilio di Trento fino a San Pio X che con il motu
proprio "Tra le sollecitudini" definì con meravigliosa
chiarezza i confini di dette pratiche. Furono proprio i Padri
tridentini ad affrontare le problematiche legate alla prassi
polifonica con particolare attenzione al "cantus
occultans literam, qualis est in figurata modulatione" (il
canto che nasconde il testo, come avviene nel canto figurato) e la
conseguente salvezza della polifonia - avvenuta secondo tradizione -
grazie alla Missa Papae Marcelli di Giovanni Pierluigi da
Palestrina.
Come
detto, Papa Sarto intervenne rilevando l'importanza della musica
liturgica in quanto: "... la musica sacra deve per conseguenza
possedere nel grado minore le qualità che sono proprie della
liturgia"; il pontefice precisa ulteriormente che: "...
deve essere santa, e quindi escludere ogni profanità".
In
queste frasi appare chiaramente ciò che il Santo Padre riteneva
pericoloso e fuorviante, prima di tutto per la liturgia, che non deve
essere turbata da elementi distraenti e fuori contesto, identificando
nel canto gregoriano tradizionale il "supremo modello di musica
sacra" e all'opposto, nello stile teatrale, il meno acconcio ad
accompagnare le funzioni del culto, per la sua: "…intima
struttura, il ritmo e il cosiddetto convenzionalismo di tale stile
non si piegano, se non malamente, alle esigenze della vera musica
liturgica".
Da
queste considerazioni è facile valutare ciò che è suonato oggi
nelle chiese, sia per quanto attiene la conformità dei testi sia
nell'utilizzo totalmente inopportuno di voci e strumenti. La tecnica
compositiva, esemplare della struttura ritmica, melodica e armonica -
oltre al timbro degli strumenti utilizzati - accompagna e sottolinea
il significato del testo, esercitando nell'animo di chi ascolta una
determinata impressione; testi e suoni che, ahinoi, tradiscono
spiritualità generiche, ripetitive, buone per tutte le occasioni o
in ogni caso svuotate della profonda e intima comunione cristiana
esaltata dai canti ereditati dagli antichi padri, setacciati e
inscritti nei preziosi codici liturgici, scevri da vuoti
esibizionismi, volti esclusivamente a cantare la maestà del Verbo
rivelato.
Marcusፒenor
sabato 20 maggio 2023
Brano 4
(Salmo
30,1)
L'uso della frase In te, Domine, speravi è stato ampiamente incorporato nella musica sacra e nella liturgia.Compositori rinascimentali come Josquin des Prez hanno scritto brani musicali basati su questo testo, così come l'ottimo Gesualdo già citato per altre composizioni.Inoltre, la frase è stata fonte di ispirazione per numerosi artisti e poeti nel corso dei secoli, che hanno espresso il loro senso di fede e speranza attraverso queste parole.Complessivamente, In te, Domine, speravi rappresenta un'espressione di fede, di affidamento in Dio e di speranza in un contesto religioso.
(Salmo
30,1)
Marcusፒenor
domenica 7 maggio 2023
BRANO 3
Raccolta di musiche pubblicata nel 1611 del compositore Carlo Gesualdo per l’Ufficio delle Tenebre della Settimana Santa
Venosa,
piccolo borgo lucano, annovera tra i suoi illustri figli il grande
poeta latino Orazio Flacco e uno dei più grandi e misteriosi
compositori del tardo rinascimento italiano, il principe Carlo
Gesualdo. (Si consiglia caldamente la visione del film Gesualdo:
morte per cinque voci di Werner Herzog)Della
sua produzione sacra colpisce lo straordinario intreccio delle voci,
capaci di raggiungere vette di contemplazione mistica che raramente
la scrittura musicale ha saputo realizzare con tale grado di purezza
e intensità, preservando la preziosa chiarezza e il rispetto del
testo sacro.Le
atmosfere terse della controriforma e la ricerca di polifonie che non
appagassero un mero virtuosismo compositivo e interpretativo,
imponeva agli autori, del periodo, di seguire il modello del
Palestrina e del principio “ut verba intellegantur”, per
cui, i canti, avrebbero dovuto “ricordare la passione ed essere
comprensibili”.Il
Gesualdo seppe mirabilmente coniugare tensione armonica, l’uso
audace e sperimentale della dissonanza, pur tuttavia, senza mai
cadere in qualsiasi lenocinio. L’ispirazione mistica profonda e
personale ne fanno uno degli autori più importanti dell’epoca.Tra
le sue opere sacre più famose da ricordare: la Missa Sancti
Spiritus, la Missa in Coena Dominis oltre ai mottetti e ai
responsori per la Settimana Santa.
Marcusፒenor
venerdì 5 maggio 2023
BRANO 2
Crucifixus – da “Credo” RV 592
Il Credo RV 592 viene composto presumibilmente intorno al 1720. Composto da dodici movimenti, ognuno dei quali corrisponde a una parte del Credo; come per il meno noto RV 591 si tratta di composizioni riscoperte e rivalutate nel corso del XX secolo, riscuotendo crescente interesse tra il pubblico e gli interpreti.
Marcusፒenor
BRANO 1
Cum Dederit – da “Nisi Dominus” RV 608
Il Nisi Dominus RV 608 è un mottetto sacro per voce solista e basso continuo composto intorno al 1717. Il titolo “Nisi Dominus” tratto dal Salmo 126 significa “Se il Signore non avrà edificato la casa”.
Il mottetto è composto da nove movimenti, ognuno dei quali corrisponde ad una parte del salmo. Il “Prete rosso” (Vivaldi) fa ricorso a raffinati strumenti retorici tratti dalla cosiddetta pratica della “teoria degli affetti” rappresentando magistralmente le immagini del testo sacro.
Marcusፒenor
Lo spirito ne esce ristorato
Nulla adunque deve occorrere nel tempio che turbi o anche solo diminuisca la pietà e la devozione dei fedeli
(Motu proprio "Tra le sollecitudini" del Sommo Pontefice San Pio X sulla musica sacra)
Nella palpabile emozione che la liturgia - nella sua immensa grazia - conferisce al fedele, si alzano le splendide e devote voci di alcuni giovani che intonano brani tratti dall'antiphonarius cento (corpus originario della raccolta di canti e testi liturgici mirabilmente redatto da San Gregorio Magno), alternati a pagine di Vivaldi quali il “Crucifixus” dal Credo RV 592 e il “cum dederit” dal Nisi Dominus RV 608.
Nella piccola chiesa di San Simeon in Venezia, le magnifiche pagine musicali contrappuntano le vibranti preghiere del celebrante. L'esecuzione dei giovani musicisti è commovente; corretta per la prassi filologica e profondamente sentita, finalizzata all'offerta di umili servitori che celebrano la gloria e le maestà dell'Altissimo.
Nulla di autoreferenziale vi è in quei giovani cristiani; nulla che ponga l'abilità tecnica protagonista e proterva, come accade talvolta a chi pratica in arte.
Lo spirito ne esce ristorato e gratificato per la cura e la devozione con cui sono state pensate ed eseguite quelle pagine.
Marcusፒenor
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