mercoledì 25 marzo 2026

Lo stato psichico dell'occidente è sempre più precario


La crisi sola igiene del mondo

La verità ha sempre bisogno di ombre lunghe per essere vista meglio.

La contemporaneità, che galleggia inconsciamente e allegramente su di un oceano di debiti, nutre se stessa di eventi, creati ad hoc, necessari per raffreddare e rallentare il declino inevitabile del sistema finanziario globale. Inaugurato agli albori del terzo millennio, euforizzato dalla finanza creativa, dai titoli derivati, dai make-up contabili, il diabolico sistema dal 2008 ha svelato, in tutta la sua drammaticità, l'effimero affidarsi delle sorti umane alle bolle speculative.

Di crisi in crisi, da una "pandemia" ad una guerra di là o di qua, si cercano pretesti per derogare quei limiti che le economie mondiali non possono più rispettare.
Poco o nulla possono i simulacri digitali, i bit trasformati in denaro, le economie artificiali, le tecnologie che illudono di tirare fuori il coniglio dal cilindro.

Passata la sbornia, ci si scontra con il dato di realtà ovvero che la disperazione ha fatto si che il "whatever It takes" diventi l'assunto di questi tristi tempi.
Vi dovrà essere sempre un "nemico" da combattere in nome di un ideale salvifico, se non è un virus, saranno i russi, poi i nordcoreani, adesso gli ayatollah.

Nel mentre, tra un lockdown e l'altro, lo stato psichico dell'occidente è sempre più precario. 
La condizione di continua minaccia di perdere il proprio benessere fisico e materiale mina irrimediabilmente una società incapace di uno sguardo spirituale o metafisico, totalmente preda di un materialismo edonistico ed egoistico.
La paura è il denominatore comune, ed è tragico constatare che è ciò che ancora ci fa sentire parte di una società.
Siamo quotidianamente sottoposti al metodo della minaccia esistenziale, prepararsi al peggio, dal timore di camminare per strada, al rischio nucleare.
Tutto questo è perverso, morboso, sulfureo e va respinto cristianamente.
Il tempo di quaresima è tempo di espiazione, di speranza, di sconfitta della paura e della morte.

                                                      Marcusenor

giovedì 19 marzo 2026

I ricchi rampolli della Silicon Valley sbarcano a Roma per parlare di Anticristo.

 


Pare che questi incontri segreti - siamo sempre alle dottrine esoteriche rivolte a pochi eletti - siano organizzati con l'avallo di ambienti d'oltre Tevere tramite apposite associazioni pseudo religiose.
Affermano che la tecnica non va fermata, chi osa porre limiti è un nemico da abbattere, un sabotatore delle magnifiche sorti progressive e progressiste.

Nella fattispecie parliamo di Peter Thiel, ma la prospettiva si potrebbe tranquillamente allargare a tutti gli accoliti  che si propongono come la nuova destra 2.0, transumanista, alquanto gaia, tecnofila, accelerazionista e fan dello stato hegeliano di Israele. Non che forse siano proprio queste le autentiche caratteristiche della destra tali da essere perfettamente sovrapponibili alla visione materialista di stampo marxista?

Diceva Galimberti qualche anno fa:"l'etica, che pretende di impedire alla tecnica di fare ciò che può fare, è patetica"  come a dire spalanchiamo pure la porta sopra l'abisso.

La volontà mefistofelica della mano sinistra vuole che si rinunci, a partire dalla Chiesa, ad essere Katéchon, per dirla con Cacciari, abbracciando entusiasticamente e fatalisticamente l'avvento della nuova era, annunciata per cedere alle lusinghe del mistero d'iniquità, accondiscendere alla via del peccato per giungere a conoscenze superiori.

Così, secondo i dissolutori di nuovo conio, abili sofisti, opporsi alla tecnica è operazione anti cristica, si invertono i termini, si gioca con le parole.
Si svela che dietro questi affaristi, speculatori, opportunisti che intrecciano rapporti tra finanza, intelligence e sistema del controllo si celano pensieri escatologici e messianismi occulti.

Questi signori sembrano provenire dal nulla ma in realtà, in linea di sangue, derivano da famiglie che praticano l'occulto, la magia nera, la Prisca teologia, l'astrologia e il cabalismo da generazioni con connivenze a livello internazionale.

La tecnica, nella sua accezione di volontà prometeica, non vuole essere limitata da alcuna forma della tradizione e dell'eterno. sia religioso, civile, sociale ed è radicalmente volta ad affermare la propria onnipotenza, imponendo un dominio assoluto sull'uomo e sulla natura fino al totale annientamento del Creato.

                                                  Marcusenor




giovedì 12 marzo 2026

IO NON SONO IRANIANO

 


 

Non sopporto il parassitismo dell'empatia digitale. Non parlo perché non possiedo il diritto al dolore degli altri. Mentre il vlogger medio consuma la sua dose quotidiana di indignazione per nutrire l'algoritmo, io scelgo il silenzio come forma di rispetto per un'asimmetria che non può essere colmata da un post. Non sono iraniano: non ho il deserto negli occhi, non ho l'odore del gas lacrimogeno incastrato nei pori, una lacerazione da impiccagione sotto il mento, o l'eredità di millenni di imperi e rivoluzioni accolte come giuste e finite poi nel sangue che preme sulle tempie.

Io cerco, in ogni mio pensiero, di sdradicare la mitomania dello sguardo mediato dai social e non direttamente connesso con la realtà di cui si sta il più delle volte sproloquiando. Siamo diventati tutti cartografi di terre che non abbiamo mai calpestato. Esperti di dinamiche sociali, teocratiche, mediche, scientifiche e geopolitiche basate su tre thread di X e un video sgranato su Telegram. 

Questa è la grande malattia del nostro tempo: l'esaltazione dello scribacchino, dell'affabulatore, del markettaro di parole e contenuti virali che crede che "dare visibilità" all'ingiustizia o difenderla senza conoscerne gli artigli che ti ficca nella carne, sia un atto eroico, quando spesso è solo un modo per non sentirsi irrilevanti. Parlare di un popolo senza averne respirato la polvere è una forma di turismo ontologico. È pornografia della sofferenza altrui usata come fondale per la propria falsa coerenza morale.

Il mio blog è una cella del sapere di non sapere, una socratica emulazione irrilevante per la rete, ma non per la mia anima che anela all'eradicamento del narcisismo... e solo in un cenobio cercato e non imposto si impara il limite. La prospettiva che offro è quella di chi sta sulla soglia e riconosce la propria cecità. La solitudine da internauta che abbraccio, abbatte in me la tentazione di sentirmi "parte della storia" solo perché ne digito il nome. Non sono iraniano e riconoscerlo è l'unico modo per non insultare chi iraniano lo è davvero, chi sta morendo o vivendo dentro quel paradosso, o è scappato in altri luoghi per non essere accolto ma giudicato traditore, mentre noi, da questa parte dello schermo, giochiamo a fare i demiurghi della libertà altrui con la pancia piena e la connessione veloce.

Di me custodisco la licenza di un silenzio interiore che mi spinge a distillare parole e a non rovesciarne a cascata per essere indicizzato meglio e ovunque. Lascio la porta aperta, la roll-bar gira, i testi vecchi sedimentano. Ma su questo resto fermo nel mio margine. 

Se non hai calpestato quella terra, se non hai mai taciuto per paura, se non conosci la lingua delle loro suppliche, delle loro ferite, delle violenze subite attraverso coloro che si fanno ministri di una sanguinaria teofollia, se non sei mai stato un giorno delatore e un altro vittima della delazione, se non hai il marchio bruciante dell'infamia che spicca sulla fronte, se non hai perso pezzi di corpo, pezzi di vita,  brani famigliari, non puoi nemmeno accostare l'orecchio alle loro maledizioni, alle loro imprecazioni, alle bestemmie interiorizzate, perchè i nostri commenti sono soltanto rumore. 

Ho deciso che il mio diario che non è una soluzione nè un'assoluzione, non sarà una cassa di risonanza per il frastuono missilistico del mondo, ma un luogo dove si ammette, con mestizia, la propria distanza, la propria ignoranza, la propria insipienza, la paura di perdere, per mano di una cricca di esaltati, quello straccio di libertà che fino ad ora ha impedito alla maggiorparte di noi di essere spietati e disumani.



domenica 1 marzo 2026

Un "giusto" transeunte, parziale, instabile e per questo disorientante e disperante


Chi abita un cubo, penserà cubico e si illuderà di vedere orizzonti fingendo che non siano spigoli.


Dietro al teorema del "concetto" si nasconde qualsiasi cosa. Il relativismo si fa arte, ed è paradossale come l'arte contemporanea, perlopiù ispirata al marxismo, celebri l'amorfismo, il soggettivismo radicale e la peste psicoanalitica freudiana.

Manufatti destinati ha invecchiare presto, anzi subitaneamente. Materiali moderni che si sgretolano dopo pochi mesi, muffe e ingrigimenti che tradiscono la povertà spirituale che ha animato idee piccine.

Il tutto mi ricorda l'architettura contemporanea. Qui da noi profilerano costruzioni concepite secondo i canoni eco sostenibili. Cubi di cemento tutti uguali, squadrati, marron panna. Costosissimi: un "attico" di nuova concezione in provincia arriva ai quattrocentomila euro! Passati quattro o cinque anni l'intonaco inizia a scurirsi, si percepisce la senescenza di una casa senza anima nel concetto e nei materiali impiegati.

La nostra casa fu costruita negli anni sessanta dal capofamiglia che vi dimorò fino alla morte. Qui, lui e la moglie allevarono i tre figli, che si sono presi cura amorevolmente della casa anche dopo la morte della mamma, fino al nostro acquisto.

Una casa pensata per viverci con la famiglia. Niente lussi superflui, ostentazioni di status fini a se stessi o vacue ideologie, semplicemente il desiderio che questa fosse la dimora dove allevare la prole e vivere nel bene. Così era l'arte antica, la musica, la pittura e tutto ciò prodotto dall'uomo.

In questo scorcio di secolo siamo travolti da una pochezza spirituale immiserente. Una spirale di decadenza direttamente proporzionale al presunto benessere di cui si fa vanto l'Occidente. Siamo caduti dentro un corto circuito che alterna apatia a fibrillazioni neurali che durano lo spazio di poche ore.Ossessionati da un'etica artificiosa e pretestuosa che pervade ogni anfratto umano. Nell'era di crisi della politica tutto diviene un gesto politico, tutto si deve trasformare in un "inchino" al presunto giusto.

                                                   Marcusenor

Vorrei... un Dio più sostenibile

                                                   Che cosa sono io senza di Te se non la guida di me stesso verso l’abisso. (S.Agostino - C...