La crisi sola igiene del mondo
La verità ha sempre bisogno di ombre lunghe per essere vista meglio.
La contemporaneità, che galleggia inconsciamente e allegramente su di un oceano di debiti, nutre se stessa di eventi, creati ad hoc, necessari per raffreddare e rallentare il declino inevitabile del sistema finanziario globale. Inaugurato agli albori del terzo millennio, euforizzato dalla finanza creativa, dai titoli derivati, dai make-up contabili, il diabolico sistema dal 2008 ha svelato, in tutta la sua drammaticità, l'effimero affidarsi delle sorti umane alle bolle speculative.
Di crisi in crisi, da una "pandemia" ad una guerra di là o di qua, si cercano pretesti per derogare quei limiti che le economie mondiali non possono più rispettare.
Poco o nulla possono i simulacri digitali, i bit trasformati in denaro, le economie artificiali, le tecnologie che illudono di tirare fuori il coniglio dal cilindro.
Passata la sbornia, ci si scontra con il dato di realtà ovvero che la disperazione ha fatto si che il "whatever It takes" diventi l'assunto di questi tristi tempi.
Vi dovrà essere sempre un "nemico" da combattere in nome di un ideale salvifico, se non è un virus, saranno i russi, poi i nordcoreani, adesso gli ayatollah.
Nel mentre, tra un lockdown e l'altro, lo stato psichico dell'occidente è sempre più precario.
La condizione di continua minaccia di perdere il proprio benessere fisico e materiale mina irrimediabilmente una società incapace di uno sguardo spirituale o metafisico, totalmente preda di un materialismo edonistico ed egoistico.
La paura è il denominatore comune, ed è tragico constatare che è ciò che ancora ci fa sentire parte di una società.
Siamo quotidianamente sottoposti al metodo della minaccia esistenziale, prepararsi al peggio, dal timore di camminare per strada, al rischio nucleare.
Tutto questo è perverso, morboso, sulfureo e va respinto cristianamente.
Il tempo di quaresima è tempo di espiazione, di speranza, di sconfitta della paura e della morte.
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