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lunedì 26 giugno 2023

Vorrei... un Dio più sostenibile

 

                                                



Che cosa sono io senza di Te se non la guida di me stesso verso l’abisso.
(S.Agostino - Confessioni, l. IV, 1-1)



(…) e nella gloria verrà a giudicare i vivi e i morti.
Il timor di Dio è una parafrasi ansiogena e ci si è affrettati a mutilarne la sostanza secondo un soggettivismo nevrotico che mal sopporta la via del pentimento, l’esperienza catartica del disprezzo di sé per i mali commessi, il desiderio di espiazione quale anticipatoria ammissione di responsabilità che non teme il castigo divino, anzi anela alla riparazione.
Atteggiamento duro, non certo giansenista, semplicemente: principio fondante dell’umiltà che evita il peccare, l’errare ripetuto sotto pena d’essere una diabolica perseveranza, quando si desidera sfidare la legge morale, dichiarandosi anarchici distruttori di qualsivoglia sottomissione alla corte celeste.
Negare il male e il Maligno.
Accettare acriticamente il riduzionismo simbolico della cattiveria umana, come semplice etologia deviata del mammifero uomo sorto dai gorghi del brodo primordiale.
Giudicare immaturo gran parte del deposito della fede cattolica.
Tirare per l’aureola i vecchi santi, cattivi maestri di una superata Teologia della Sofferenza. Rimettersi, invece, alle neosantificazioni politiche che insegnano la via della crescita del neocatecumeno quale prodotto sincretico di eresia e autoassoluzione.
L’imperfezione non è mai stata così perfetta.
Un Dio più sostenibile è finalmente alla portata del nuovo ecocentrismo egotantrico, un Dio tutta bontà e misericordia, un passivo perdonatore, così buono da esser fesso, così buono da essere ingiusto.


♱ servo inutile♱

martedì 16 maggio 2023

Solennità senza sfarzo

 


In te, domine, speravi, non confundar in aeternum
(Salmo 30,1)


Mi ritrovo a vedere, nostalgico e stupefatto, le rare immagini in movimento del Santo Padre Benedetto XV. 
Le inquadrature in bianco e nero, quasi un vintage ecclesiastico, mi restituiscono il romano Pontefice assiso in sedia gestatoria, accompagnato da flabelli e dignitari, che con gesto ieratico benedice i fedeli che, riverenti, si genuflettono al passaggio del sacro corteo. 
A distanza di un secolo si respira la solennità e la dignità principesca del Vicario di Cristo in terra, indispensabile collegamento che unisce il regno dei cieli con il regno temporale della Chiesa di Cristo.
Ripeto, non si tratta di ostentare sfarzo fine a sé stesso, bensì di solennità. 
Tutto è volto all'esaltazione magnifica della Chiesa di Cristo.
Scambiare la sobrietà e l'umiltà privata, con forme di "sensibilità" verso i poveri, è operazione discutibile, che odora di strumentalizzazione volta a ben altri fini, ovvero tentare di immiserire il trionfo in terra di Cristo Re.
Giacomo Della Chiesa fu pontefice durante la prima guerra mondiale e grande fu l'impegno per far cessare "l'inutile strage", come da lui stesso definita. 
Sono lontani i tempi in cui la Chiesa rispondeva solo a Dio, alla Legge eterna, totalmente volta a elevare spiritualmente e materialmente, con opere e gesti, il trionfo della Verità rivelata, rifiutando di rendersi complice di squallide e tartufesche operazioni di propaganda politica.

                                                            Marcusenor



Vorrei... un Dio più sostenibile

                                                   Che cosa sono io senza di Te se non la guida di me stesso verso l’abisso. (S.Agostino - C...