martedì 28 luglio 2026

Preghiera dal Pride di Berlino: "Ti prego, fa’ che sia un suprematista bianco con la testa rasata e gli anfibi."

 

 

L'ideologo considera il mondo reale come un'interruzione molesta del suo sistema teorico.

Roger Scruton



C’è un momento preciso, durante ogni emergenza mediatica moderna, in cui il tempo sembra fermarsi. È quel millisecondo sospeso che intercorre tra l’esplosione della notizia e l’uscita del profilo dell’esecutore sui canali ufficiali. Un vuoto pneumatico in cui un’intera classe di commentatori, analisti da tastiera e militanti del pensiero pulito trattiene il fiato, con le dita incrociate sotto il tavolo, scommettendo tutto sul mostro ideale.

Premessa d'obbligo, per chi ama il genere: viviamo nel gran teatro della burocrazia dell'empatia. Un sistema dove le richieste d'asilo si trasformano in un labirinto di formule prestampate, dove l'identità diventa una casella da spuntare su un modulo ministeriale per scampare alla lentezza dei timbri, e dove tutti fingono di credere a tutto pur di far scorrere la pratica. Una commedia umana di cavilli e finzioni istituzionali a cui ormai nessuno fa più caso, persa nel rumore di fondo delle prassi d'ufficio, dove si dice, che centinaia di migliaia di omosessuali africani, bangla, pakistani, etc., fuggono dai loro paesi che li discriminano. 

Ma il vero capolavoro di satira involontaria si consuma altrove: nelle piazze iper-consapevoli d'Europa.

Prendete Berlino, la capitale morale dell'apertura totale. Succede un casino al Pride. La musica si ferma, il fumo si alza, il panico corre sui feed. E lì, mentre i soccorsi sgomitano tra la folla, scatta la vera corsa contro il tempo: la caccia al colpevole cromaticamente e ideologicamente corretto.

Per decine di minuti, nei capannelli attorno ai carri allegorici, tutto lustrini e balsfemie contro i soliti noti, Madre e Figlio, abiurati dal cattoprog-proislam, nelle chat di gruppo, si avverte un’ansia quasi religiosa. Una preghiera laica e collettiva che sale verso il cielo della correttezza formale:"Ti prego, fa’ che sia un suprematista bianco con la testa rasata e gli anfibi. Ti prego, regalaci la matrice perfetta, quella che si spiega da sola con un trafiletto di storia contemporanea".

Perché il mostro totalwhite consolida le certezze. Il mostro fatto in casa, in Europa e nel resto di un occidente ammorbato dall'odio di se stesso, è rassicurante e permette di confermare le teorie della vigilia, di lanciare l'hashtag della bontà suprema, di sentirsi dalla parte giusta della storia del proprio suicidio collettivo.

Poi, purtroppo per la sceneggiatura, arrivano le prime note della polizia. L'identikit non combacia. La realtà, questa bastarda con la solita mancanza di tatto che la contraddistingue, scompiglia le carte e si rifiuta di aderire allo schema. Ed è qui che la tragedia vira definitivamente verso la farsa di costume: il silenzio imbarazzato che cala sui commenti, i post modificati in fretta e furia, la sottile, paradossale delusione per non aver potuto celebrare il cattivo ideale, l'inventarsi financo un burattinatio con baffetti e svastica tatuata sul culo che muove attraverso una fantomatica ultradestra europea gli irriducibili muslim a compiere il volere di Allah.

Un quadro grottesco dove l'ossessione per la narrazione ha completamente divorato la percezione dei fatti, e dove persino un dramma reale diventa solo un fastidioso ostacolo alla conferma dei propri pregiudizi da apericena.

lunedì 27 luglio 2026

Il bello è esclusivo e tutt'altro che democratico e pop.


"Un tempo l’arte era un rimedio al caos del mondo; oggi è diventata la sua cassa di risonanza. Chi celebra il brutto non sta dissacrando il tempio: sta semplicemente ammettendo di non saperlo costruire."
 

(Roger Scruton)


Uno dei drammi della contemporaneità è proprio la perdita del senso del bello.

Le cose oscillano tra l'utile e il grottesco.

Il bello delle Chiese, delle città, delle opere d'arte che esaltano l'opera del Signore, in una società che ha imposto la "messa in disparte" di Dio, non trova più posto e ragion d'essere.

Il discepolo di Hegel, tal Rosenkranz, si impegnò addirittura nella celebrazione del brutto e da lì tutti i danni che ne seguirono.

L'estetica del brutto va a braccetto con l'amor vacui, l'attrazione per il vuoto e quindi del non essere e della dissoluzione.

Il bello richiede impegno, devozione, forza, sacrificio da spiriti eletti; il bello è esclusivo e tutt'altro che democratico e pop.

Attributi, ahinoi, scomparsi dal vocabolario del nostro triste tempo.

                                                                   Marcusenor

venerdì 10 luglio 2026

In generale... Vannacci.

  


"Il tecno-feudalesimo non ha bisogno di mercati liberi o di democrazie liberali; ha bisogno di feudi digitali recintati da algoritmi algidi, dove il comportamento della plebe urbana, nativa o immigrata, viene estratto e reso produttivo o semplicemente neutralizzato attraverso la sorveglianza passiva."(Cédric Durand)

"L'iper-informazione e l'iper-consumo richiedono uno spazio totalmente liscio, privo di negatività e di resistenze. La recinzione digitale e algoritmica dei corpi – sia nei ghetti urbani che nelle zone di frontiera – serve a immunizzare il sistema dei flussi da qualsiasi interferenza anarchica. La libertà delle cose richiede la trasparenza e la docilità assoluta dei corpi." (Byung- Chul Han)

Il multiculturalismo non è fallito nei salotti buoni della sociologia progressista; è morto e sepolto nelle basse vie dell'impero mondo. È defunto tra i cumuli di immondizia e la convivenza forzata di chi ancora paga le tasse, mentre viene stritolato da una sanità per ricchi e contornato da chi spera in un sussidio a vita. La verità è che il capitalismo digitale e l'imminente transizione verso l'uso massivo delle IA e della robotica non sanno più cosa farsene dei cittadini europei, né tantomeno degli immigrati che non sono riusciti ad accedere a livelli superiori di istruzione.

Ma quale istruzione? In Italia la scuola è ormai una fucina di un insegnamento "antifascista" puramente liturgico, astorico e acefalo, privo di qualunque connessione con il presente. Nel frattempo, l'Europa intera si sbrodola su antichi fasti che stanno per essere spazzati via dalla violenta corsa asiatica verso il predominio assoluto sulla quarta era industriale.

In questo hospice demografico a cielo aperto, le grandi narrazioni sulla sostituzione etnica rivelano tutta la loro inconsistenza scientifica. L'Italia perde popolazione a un ritmo raddoppiato rispetto al primo decennio degli anni 2000, e i figli di immigrati di seconda generazione sono già stati infettati dallo stesso identico morbo edonista e consumista dei nativi. Perfino lo spauracchio dell'Islam politico si scontra con una crisi coranica interna: le moschee si svuotano dei giovanissimi esattamente come è accaduto alle chiese cattoliche.

Chi invoca la sharia in Europa non lo fa per forza, ma per disperazione, nel tentativo di erigere un argine artificiale contro un nichilismo occidentale che sta digerendo i loro figli. Lo scontro generazionale tra un esercito di over 60 e due milioni di giovani immigrati è semplicemente inammissibile nei fatti; la vera remigrazione avverrà per estinzione ed evaporazione biologica nelle prossime tre generazioni, specchiando il crollo delle nascite già evidente persino nei sobborghi islamici inglesi.

Le destre e le estreme destre salgono sull'onda del giusto risentimento popolare contro il politicamente corretto dei giudici e l'uso scriteriato delle forze dell'ordine in funzione inclusiva monodirezionale – come si è visto nelle fiammate in Irlanda e Inghilterra – ma queste forze elettorali non avranno mai una vera spinta propulsiva. L'astensionismo di massa e l'anzianità della popolazione sono freni d'emergenza tirati al massimo.

Ed è qui che si inserisce il fenomeno Vannacci.

Vannacci non cavalca un'onda di futuro nazionale, ma la risacca del vecchio mondo. È l'eco di ritorno del grido sociale di chi è terrorizzato dall'idea di non tornare a casa intero dopo una giornata di lavoro, in cerca di lavoro o trascorsa sotto il dominio inflessibile di una burocrazia impazzita, il grido soffocato ora sempre più emesso a squarciagola di chi spera di chiudere una vita di sacrifici con una pensione miserrima. Ma, a conti fatti, il Generale non è che un lenitivo psicologico. È un traghettatore inevitabile che serve a distrarre le masse mentre si compie la transizione definitiva verso il controllo totale operato da algoritmi, IA, droni terrestri e aerei, controllo capillare attraverso smartphone e connessione internet.

Il capitalismo digitale non si può permettere una società anarchica, né nelle città svuotate né nei ghetti islamici. Se ne frega se le femministe non combattono al fianco alle donne stuprate da quei nordafricani e subsahariani che dalla Seconda Guerra Mondiale mantengono quella loro devianza criminale, assecondata dai potenti di turno a danno di popolazioni inermi.

Le cupole delle sinistre mondiali, che oggi usano la destrutturazione sociale e l'anarchia per destabilizzare i governi, non stanno affatto creando i presupposti per l'ennesimo paradiso socialista in terra – che sia sotto l'egida di un ideale progressista, di una teocrazia islamica o di una loro cangerogena fusione che farà perire i sinistri ben prima degli imam - stanno semplicemente preparando il terreno, agendo da finti utili idioti che "sanno", per condurci tutti in pasto a chi controlla e controllerà realmente il mondo: le oligarchie tecnologiche. Vannacci tiene impegnato il dibattito sul passato, mentre il futuro automatizzato stringe la cinghia attorno al collo di ciò che resta dell'Occidente.

Due tipi di impiccagione ci aspettano: quella delle minorate minoranze sociali dalle gru per mano dei loro "amici" islamici e quella di chi non si adeguerà al nuovo corso temporale.

La domanda sorge spontanea: meglio tappare le falle appoggiando Vannacci o lucidare gli ottoni del Titanic sotto le sferze sinistrate con contorno jihadista?


 

venerdì 3 luglio 2026

Un esercito silenzioso e obbediente di avvelenatori di anime



 "La psicanalisi è un commercio in cui si vendono le confessioni senza dare l'assoluzione".

Gilbert Keith Chesterton

L'antica legge economica, che vede nell'abbondanza dell'offerta, lo stimolo della domanda e del desiderio si realizza perfettamente nell'aumento esponenziale della figura dello psicologo; i numeri sono impressionanti; si è passati negli ultimi due decenni da trentacinquemila a oltre centoquarantamila unità.

Ciò nonostante le facoltà di psicologia sono prese d'assalto al punto da doversi inventare percorsi alternativi sempre più creativi per non perdere "clienti", accontentare la grande richiesta e facilitare l'entrata di nuova utenza.
Il sistema sembra accogliere con grande favore il fenomeno; lo psicologo entra nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nella vita quotidiana.
Nel mio piccolo e modesto osservatorio, a fronte di circa trenta allievi, ben otto di loro sono seguiti da uno psicoterapeuta.
Un paio d'anni fa si inventarono perfino il bonus psicologo per alleviare i danni - causati dalle nefaste e mefistofeliche norme per contenere l'emergenza Covid - oltre a facilitare l'accesso in tali percorsi anche ai più scettici.
Il business è presto subodorato dalle piattaforme digitali, ben felici e pronte ad offrire servizi di consulenza psicologica online.
Tutto questo, a mio modesto parere, fa parte di un preciso programma di psicopatologizzazione della popolazione, che inizia dai primi anni di vita, anche attraverso la diagnostica di sedicenti e fantasiosi disagi (dislessia, discalculia, sindromi varie con i soliti acronimi anglo demenziali), utili a nascondere le pecche e le tragedie pedagogiche, didattiche ed educative a cui stiamo assistendo in questi tristi tempi.
Purtroppo l'abbandono dell'orizzonte spirituale ed il ruolo di sacerdoti e religiose, sempre più sbiadito e laicizzato o alla peggio ridotto alla figura del manager parrocchiale, ha fatto mancare quel sostegno che per secoli ha rappresentato la vera e unica risposta ai turbamenti dell'esistenza.
Ci avviamo verso una società sempre più insicura e dipendente da forme di assistenza mentale esterna; assistenza coordinata e gestita dai soliti noti centri di influenza culturale e sociale che, attraverso le direttive degli ordini professionali (è notizia recente che la società italiana di pediatria ha pubblicato una guida che impone ai medici un approccio cosiddetto "affermativo" in merito all'identità di genere e sul sesso "assegnato alla nascita"), rappresenta un vero e proprio esercito silenzioso e obbediente di avvelenatori di anime. 

                                                     Marcusenor

Vorrei... un Dio più sostenibile

                                                   Che cosa sono io senza di Te se non la guida di me stesso verso l’abisso. (S.Agostino - C...