Più le IA sembrano intelligenti, più l'uomo medio si sente autorizzato a essere superficiale. E poichè l'uomo medio non esiste - è semplicemente una statistica della mediocrità senza media ponderata, artificiosa come è artificiale l'anestesia algoritmica - si sta realizzando la Kampuchea dell'immeritata gloria, modulata da un narcisismo autoreferenziale che sbatte e rimbalza su di un monitor, su di un touchscreen unto di scroll, espunto dalle vie della sostanza, finito nelle tracce digitali dell'inconsistenza.
Non è piacevole, doloroso o schifoso essere massa che vive nell'inconsistenza: è necessario a reconditi meccanismi di involuzione mentale, biologica, genetica... indotti, dedotti, indetti. Essere eradicati da se stessi, viventi solo in un riflesso di una smorfia, è il dichiararsi pronti al totale esproprio di personalità, di coscienza.
Sta diventando inevitabile essere inutilità pronte a interiorizzare nel proprio vuoto sottopelle, senza opposizione alcuna, la prima offerta salvifica di ferreo ordine sociale conseguenza di un'anarchia sguinzagliata e protetta, ormai distopia del quotidiano. Un regime calato dall'alto da una congrega di turbanti per quanto feroce o retrograda essa sia, sembrerà giusto quanto una gabbia di remote control per scimmie impazzite, ridotte a digiuno forzato, costrette a inalare odore di carne appena macellata della quale non potranno più cibarsi.
Un popolo che non pensa, viene pensato strumento per fini allucinanti di gruppi organizzati di sicari allucinati.
Questo narcisismo autoreferenziale di cui il nostro mondo è plastificato, è la cecità perfetta. Credere individualmente di essere al centro dell'universo, di essere attore, regista e pubblico in una sovrapposizione quantistica della mitomania, rende prigionieri di una cella mentale i cui insulti sinaptici sono fragili arborescenze di alluminio stropicciato, riflettenti perversioni giustificate.
La psicologia è una scienza superata in mezzo a sacchi di carne senz'anima. Il folle si erge a moralista; il parossismo psicotico è metro di giudizio; i cancelli dell'abisso, dietro ai quali un tempo si incatevano gli isitnti di morte, sono stati divelti. I manicomi centrali furono chiusi: le succursali si aprirono a milioni. Nascosti dietro l'efficienza algoritmica delle macchine, ci si sente più liberi di percorrere l'orrore fino dove esso porta, guidati dalla pazzia interiore coccolata da quella esteriore, incitata dalla propria setta di riferimento.
Il terrore vero, quello che afferra le viscere, scartavetra respiro e muscoli cardiaci, avanza per polarizzazioni sociali senza storia, senza memoria, senza ricordi, in un'eterna discontinuità cronologica, dove i campi di sterminio del buon senso stanno allargandosi, riproducendo un'era glaciale dentro un inferno di infestante violenza. Ogni secolo ha avuto le sue pesti: la follia collettiva appartiene a questo e quanto è doloroso, minaccioso e triste essere sani di mente... quasi un atto di resistenza ontologica che rasenta il martirio.
Sì, è il trionfo dell'anno zero: senza memoria non c'è colpa, e senza colpa ogni atrocità diventa un nuovo inizio, una nuova "peste" accolta come cura. l'IA non è il carnefice, è il sudario hi-tech che copre il cadavere della logica e del sentimento umano, mentre la folla che invade i prati cementizi del mondo applaude al proprio elettroshock, urla, sbava, ringhia e sogna il suo incubo di anarchia senza freni, sbracciandosi, colpendo l'aria con il pungo chiuso.
Ma non sa che il suo è il miraggio onirico di un burattinaio sordo, cieco, insensible al dolore che l'ha legata a una barella e stretta in una mortale camicia di forza.