"Un tempo l’arte era un rimedio al caos del mondo; oggi è diventata la sua cassa di risonanza. Chi celebra il brutto non sta dissacrando il tempio: sta semplicemente ammettendo di non saperlo costruire."
(Roger Scruton)
Uno dei drammi della contemporaneità è proprio la perdita del senso del bello.
Le cose oscillano tra l'utile e il grottesco.
Il bello delle Chiese, delle città, delle opere d'arte che esaltano l'opera del Signore, in una società che ha imposto la "messa in disparte" di Dio, non trova più posto e ragion d'essere.
Il discepolo di Hegel, tal Rosenkranz, si impegnò addirittura nella celebrazione del brutto e da lì tutti i danni che ne seguirono.
L'estetica del brutto va a braccetto con l'amor vacui, l'attrazione per il vuoto e quindi del non essere e della dissoluzione.
Il bello richiede impegno, devozione, forza, sacrificio da spiriti eletti; il bello è esclusivo e tutt'altro che democratico e pop.
Attributi, ahinoi, scomparsi dal vocabolario del nostro triste tempo.
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