venerdì 10 luglio 2026

In generale... Vannacci.

  


"Il tecno-feudalesimo non ha bisogno di mercati liberi o di democrazie liberali; ha bisogno di feudi digitali recintati da algoritmi algidi, dove il comportamento della plebe urbana, nativa o immigrata, viene estratto e reso produttivo o semplicemente neutralizzato attraverso la sorveglianza passiva."(Cédric Durand)

"L'iper-informazione e l'iper-consumo richiedono uno spazio totalmente liscio, privo di negatività e di resistenze. La recinzione digitale e algoritmica dei corpi – sia nei ghetti urbani che nelle zone di frontiera – serve a immunizzare il sistema dei flussi da qualsiasi interferenza anarchica. La libertà delle cose richiede la trasparenza e la docilità assoluta dei corpi." (Byung- Chul Han)

Il multiculturalismo non è fallito nei salotti buoni della sociologia progressista; è morto e sepolto nelle basse vie dell'impero mondo. È defunto tra i cumuli di immondizia e la convivenza forzata di chi ancora paga le tasse, mentre viene stritolato da una sanità per ricchi e contornato da chi spera in un sussidio a vita. La verità è che il capitalismo digitale e l'imminente transizione verso l'uso massivo delle IA e della robotica non sanno più cosa farsene dei cittadini europei, né tantomeno degli immigrati che non sono riusciti ad accedere a livelli superiori di istruzione.

Ma quale istruzione? In Italia la scuola è ormai una fucina di un insegnamento "antifascista" puramente liturgico, astorico e acefalo, privo di qualunque connessione con il presente. Nel frattempo, l'Europa intera si sbrodola su antichi fasti che stanno per essere spazzati via dalla violenta corsa asiatica verso il predominio assoluto sulla quarta era industriale.

In questo hospice demografico a cielo aperto, le grandi narrazioni sulla sostituzione etnica rivelano tutta la loro inconsistenza scientifica. L'Italia perde popolazione a un ritmo raddoppiato rispetto al primo decennio degli anni 2000, e i figli di immigrati di seconda generazione sono già stati infettati dallo stesso identico morbo edonista e consumista dei nativi. Perfino lo spauracchio dell'Islam politico si scontra con una crisi coranica interna: le moschee si svuotano dei giovanissimi esattamente come è accaduto alle chiese cattoliche.

Chi invoca la sharia in Europa non lo fa per forza, ma per disperazione, nel tentativo di erigere un argine artificiale contro un nichilismo occidentale che sta digerendo i loro figli. Lo scontro generazionale tra un esercito di over 60 e due milioni di giovani immigrati è semplicemente inammissibile nei fatti; la vera reimmigrazione avverrà per estinzione ed evaporazione biologica nelle prossime tre generazioni, specchiando il crollo delle nascite già evidente persino nei sobborghi islamici inglesi.

Le destre e le estreme destre salgono sull'onda del giusto risentimento popolare contro il politicamente corretto dei giudici e l'uso scriteriato delle forze dell'ordine in funzione inclusiva monodirezionale – come si è visto nelle fiammate in Irlanda e Inghilterra – ma queste forze elettorali non avranno mai una vera spinta propulsiva. L'astensionismo di massa e l'anzianità della popolazione sono freni d'emergenza tirati al massimo.

Ed è qui che si inserisce il fenomeno Vannacci.

Vannacci non cavalca un'onda di futuro nazionale, ma la risacca del vecchio mondo. È l'eco di ritorno del grido sociale di chi è terrorizzato dall'idea di non tornare a casa intero dopo una giornata di lavoro, in cerca di lavoro o trascorsa sotto il dominio inflessibile di una burocrazia impazzita, il grido soffocato ora sempre più emesso a squarciagola di chi spera di chiudere una vita di sacrifici con una pensione miserrima. Ma, a conti fatti, il Generale non è che un lenitivo psicologico. È un traghettatore inevitabile che serve a distrarre le masse mentre si compie la transizione definitiva verso il controllo totale operato da algoritmi, IA, droni terrestri e aerei, controllo capillare attraverso smartphone e connessione internet.

Il capitalismo digitale non si può permettere una società anarchica, né nelle città svuotate né nei ghetti islamici. Se ne frega se le femministe non combattono al fianco alle donne stuprate da quei nordafricani e subsahariani che dalla Seconda Guerra Mondiale mantengono quella loro devianza criminale, assecondata dai potenti di turno a danno di popolazioni inermi.

Le cupole delle sinistre mondiali, che oggi usano la destrutturazione sociale e l'anarchia per destabilizzare i governi, non stanno affatto creando i presupposti per l'ennesimo paradiso socialista in terra – che sia sotto l'egida di un ideale progressista, di una teocrazia islamica o di una loro cangerogena fusione che farà perire i sinistri ben prima degli imam - stanno semplicemente preparando il terreno, agendo da finti utili idioti che "sanno", per condurci tutti in pasto a chi controlla e controllerà realmente il mondo: le oligarchie tecnologiche. Vannacci tiene impegnato il dibattito sul passato, mentre il futuro automatizzato stringe la cinghia attorno al collo di ciò che resta dell'Occidente.

Due tipi di impiccagione ci aspettano: quella delle minorate minoranze sociali dalle gru per mano dei loro "amici" islamici e quella di chi non si adeguerà al nuovo corso temporale.

La domanda sorge spontanea: meglio tappare le falle appoggiando Vannacci o lucidare gli ottoni del Titanic sotto le sferze sinistrate con contorno jihadista?


 

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