lunedì 2 febbraio 2026

La clase media scompare insieme al mondo green per tutti


"Non è solo una questione di protocollo, è una questione di preservazione del nostro stile di vita."

(Segretario alla Difesa Delacourt da un discorso pronunciato nel film Elysium)


Che animale patetico è l'uomo-massa allevato nell'ipnosi collettiva del mondo elettrico.

L'energia pulita, quel feticcio che accarezzate con la punta delle dita, non è mai stata una missione collettiva, è sempre stata un sogno irraggiungibile da tempo di pace, riservato ai servi della gleba urbana, a quella classe media-bassa alla quale è stato ordinato di espiare le colpe del progresso. 

Per i ricchi, per i veri padroni del vapore acqueo, ovviamente, il "green" non è un sacrificio, ma l'unico stile di vita distintivo rimasto, una bolla di autosufficienza energetica totale che li separa dal caos che essi stessi hanno creato, alimentato, reso desiderabile a ogni costo e del quale, oggi, si vogliono sbarazzare insieme a coloro che hanno usato per renderlo tale. 

Mentre in molti si sentono virtuosi perché la loro app gli dice che stanno risparmiando 3 watt l'ora, loro costruiscono cittadelle a emissioni zero dove la sostenibilità è un muro di cinta morale e tecnologico, sorvegliato e insormontabile.

Siamo noi i polli, siamo noi quelli che separano meticolosamente la carta dalla plastica, obbligati a  sentirci barbari inquinatori perché possediamo ancora una vecchia utilitaria diesel, accettando supinamente, e con rassegnazione, di pagare l'energia il triplo per "salvare il pianeta". È lo spettacolo più grottesco dall'era post-covid: fare parte di una massa di spennati convinti che il  sacrificio personale, un atto d'amore, sposti l'ago della bilancia, mentre sopra le nostre creste i Leviatani finanziari stanno banchettando con le risorse che dovrebbero garantirci un futuro meno affamato e meno glaciale nel pollaio globale in cui becchettiamo e chicchirichiamo sui social le nostre cazzate. 

La verità nuda e cruda è che il settore militare globale, da solo, è responsabile di circa il 5,5% delle emissioni globali: se gli eserciti fossero una nazione, sarebbero il quarto inquinatore al mondo, superando l'intera Russia. Ma di questo non si parla nelle pubblicità progresso, perché i sensi di colpa sono un'arma di controllo sociale, non un parametro ecologico. 

Mentre ci martellano con la fine programmata e assurda del gommato a trazione endotermica, l'industria bellica sta consumando acciaio, alluminio e metalli rari con un'avidità che fa impallidire qualsiasi mercato dell'automotive. Le terre rare che servirebbero per i motori elettrici "etici" sono state requisite per i magneti dei caccia stealth e per i sistemi di puntamento dei missili ipersonici; ogni grammo di neodimio sottratto al mercato civile è un pezzo di arsenale superinnovativo che viene assemblato prima che si raggiunga il picco dell'estrazione mineraria, previsto, per molti di questi elementi, entro il 2030. Non è una transizione, è un saccheggio preventivo!

Intanto ci distraggono con l'Intelligenza Artificiale che genera immagini di animali più umani degli umani disumani, o ci scrive le email per farci sentire "aumentati", mentre i colossi dell'i-tech hanno già completato la loro mutazione. L'IA, da felice intrattenimento per i gonzi, è diventata il sistema nervoso centrale della distruzione. 

Big Tech ha gettato la maschera della neutralità: Microsoft, Google e Amazon non stanno più investendo nel "green" per altruismo, ma stanno drenando la rete elettrica globale — con un consumo energetico dei data center che si avvia a raddoppiare entro il 2030 — per alimentare contratti multimiliardari con il Pentagono e i ministeri della difesa europei. 

Il "Don't be evil" è sepolto sotto contratti come il Project Nimbus o il JWCC. L'IA non serve a ottimizzare i nostri consumi, ma a gestire sciami di droni autonomi che decidono chi deve morire senza l'intervento umano, addestrati sui dati reali dei conflitti in corso, a parte integrazioni mediche di cui usufruiranno solo pochissimi. Ogni chip Nvidia H200 che non trova posto nei nostri laptop è finito in un server che calcola traiettorie balistiche o simula scenari di guerra totale nell'Artico.

Mentre ci raccontano che dobbiamo ridurre i consumi, i grandi attori si scannano per il controllo delle rotte navali lassù nel Grande Nord, dove lo scioglimento dei ghiacci non è visto come una tragedia climatica, ma come l'apertura della "Polar Silk Road" e l'accesso a miniere inesplorate in Groenlandia. 

È una corsa spietata per accaparrarsi l'ultimo metallo prima che la festa finisca. L'ipocrisia è totale: si parla di pace in Ucraina e Medioriente solo quando serve a riposizionare le pedine o a svuotare magazzini di tecnologia "spompata" — come l'arsenale da 7 miliardi abbandonato da Biden a Kabul — per fare spazio a commesse nuove di zecca pagate con il nostro debito pubblico. 

La Germania, ex paladina del verde, ha già gettato la maschera democratica per riprendere quella del Führer: con l'industria pesante che implode, ha fatto schizzare la produzione da carbone (+20% in periodi critici) e sta tornando al nucleare a testa bassa, perché le acciaierie che forgiano i carri armati non funzionano a brezza marina e un inverno a -15 è sufficiente a far incazzare milioni di contribuenti che stanno rischiando anche il posto di lavoro per far spazio alla Quarta Era Industriale.

E intanto, i 300 miliardi russi congelati restano lì, come un piatto del poker, ad alimentare il grande bluff   tra oligarchi, figli e nipoti dell'ex Nomenklatura, e banchieri europei interessati, mentre il mondo viene spartito centimetro per centimetro per compattare la forza d'urto del prossimo scontro militare globale. Il "mondo green per tutti" era solo il suono del flauto magico attiratopi nella fossa dei leoni dai denti affilati al cobalto, all'oro e agli algoritmi dei sogni ecologici e bagnati delle generazioni eredi del fallimento annoiato ed estetico dei figli dei fiori all'americana.

In sintesi, questa è la metafora perfetta della carbon-tax applicata alla classe media: le masse fanno penitenza per il peccato di esistere e consumare, mentre i "giusti", rigorosamente improduttivi ma voraci consumatori del buono e del bello, volano sopra le nuvole di fumo inquinante con i loro jet o navigano in acque bandiera blu, a biocarburante, pagato dai fruitori di serie tv per imbecilli, verso residenze off-grid dove il mondo reale, quello che puzza e ancora lavora per loro, non può entrare.

Questo non è nemmeno classismo... è selezione artificiale di specie.

 

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