L'upgrade dell'uomo fallirà per resistenza biologica profonda, oppure no?
Perché qui il trucco è talmente scoperto che fa quasi tenerezza. Questi nuovi profeti del silicio che si eccitano all’idea di un chip nel cranio non sono altro che i nipotini sbiaditi di quegli illuministi in parrucca che già tre secoli fa sognavano l'uomo-orologio. È lo stesso identico feticismo per l'ingranaggio, solo che adesso al posto delle molle di ottone ci vendono la promessa del Wi-Fi corticale. Il transumanesimo non è il futuro, è l'ultimo rigurgito di un positivismo settecentesco che non ha mai smesso di odiare la carne perché la carne è opaca, lenta e soprattutto non risponde ai loro fottuti comandi binari.
Se il chip intracorticale servisse solo ed esclusivamente per una riabilitazione fisica e sensoriale, senza intaccare l'identità, non ci sarebbe nulla da eccepire. Ma si arresteranno davanti alle porte del pensiero, quello spazio che ancora resta nascosto a qualunque macchina a qualunque Grande Fratello AI?
Il problema è che vogliono convincerci che i nostri pollici sono un "collo di bottiglia" e che le nostre mani sono già un'interfaccia obsoleta, come se l'Homunculus di Penfield fosse un errore di programmazione da correggere con una patch neurale. Ma la verità è che quel disegno deforme sulla nostra corteccia, con le mani e le labbra che occupano smisuratamente tutto il territorio, è l'unico motivo per cui siamo ancora qui a parlarci. È la nostra architettura somatosensoriale che tiene insieme il tempo, lo spazio, il linguaggio e quel poco che resta dell'emotività.
Se bypassi il gesto, se uccidi l'attrito del tatto per collegarti direttamente al mainframe, non ti stai potenziando: ti stai amputando. Stai trasformando un tempio biologico in un terminale stupido, un nodo passivo in una rete di traffico dati.
Hanno provato a creare l'Uomo Nuovo per due secoli. Totalitarismi di ogni colore hanno urlato ordini alla nostra biologia, convinti che bastasse una ghigliottina, un piano quinquennale o un acefalo collettivismo per riscrivere il DNA. Hanno fallito tutti, spaccandosi i denti contro una rigidità biologica profonda che non accetta innesti ideologici. La nostra carne ha un'inerzia di milioni di anni e se ne sbatte delle visioni futuristiche di soggetti in cerca di immortalità digitale.
L'informatica è una protesi, un bisturi laser che serve a operare una cataratta meglio di quanto possa fare una mano che trema, ma non è e non sarà mai la nostra dimora. Chi crede di poter informatizzare l'essenza umana sta solo preparando un crash di sistema irreversibile.
Siamo davanti a un'orda di gnostici digitali che disprezzano la fragilità perché non sanno gestirla invece di limitarla con compassione, restituendo dignità a chi l'ha persa o ha creduto di perderla. Ma è proprio in quel millimetro di errore della mano del chirurgo, o nella necessità di un telefono che si adatti a una mano piccola, che risiede la nostra sovranità. Il transumanesimo fallirà come ogni altro tentativo di upgrade forzato, perché la biologia è un codice ultraevoluto che oppone resistenza attiva alla sua violazione e non accetta i termini di servizio di chicchessia.
Certo, come chi ricorre alla chirurgia per modificare il sesso o l'estetica, così si offrirà la tentazione di rimodellare il proprio cervello per fini di potenziamento o di potere. Cosa accadrà? Quello che già accade con la transizione di genere che sfida la biologia, che crea irreversibili infelici schiavi della farmacologia non necessaria.
Occorre restare con i piedi ben piantati nella realtà, feroci e biologici. Potete aggiornare i server, transumanisti della transumanza bipede, potete cablare la corteccia, ma non potrete mai formattare il mistero che batte sotto la pelle. Noi restiamo umani, terribilmente e fallacemente umani, restiamo fragili, inetti, amabili, odiosi, santi o assassini, storpi,normo o superdotati, ma dobbiamo dominare le nostre macchine per non farci da loro meccanicizzare.
Il resto è solo molto rumor di ventole per nulla.
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