L'antifascista vede fascisti ovunque... tranne allo specchio
La strategia per il 2027 del PD è un capolavoro patologico di igiene mentale. Hanno deciso che per vincere bisogna ingaggiare chiunque abbia un eskimo, passamontagna nell'armadio, una bandiera palestinese, una venezuelana e una del PCI o un'allergia congenita al bagnoschiuma. È il gran mucchio selvaggio, questa opposizione nostrana che ha finalmente partorito lo scacco matto alla Meloni; è la setta di adulatori degli anni '70, della strategia della tensione e delle Brigate Rosse; è un fastidioso ronzio di sottofondo fuori tempo massimo che rivuole indietro il potere di 50 anni fa frugando nei cassonetti dell'antagonismo più becero, protetto dalle toghe amiche.
Questi ingegneri del consenso elettorale che farebbero invidia a un progettista della LEGO, immaginano di poter trasformare un’accozzaglia di anarchici dal golpe subito e di maranza devastatori del bene pubblico e dei loro neuroni - che le urne le userebbero solo per girarci un video su tik-tok con la refurtiva in mano e il rolex in vista - in un corpo elettorale solido e affidabile.
Vederli lì, questi strateghi del suicidio politico assistito dalle molotov, con il fazzoletto rosso distribuito dagli ultracentenari dell'ANPI, che si ergono a cattedrali sgangherate di autostima mentre cercano di far sedere allo stesso tavolo il giornalista da salotto che gli urla che sono degli idioti e il salafita che considera gli atei che lo sostengono, infedeli da purificare col fuoco e la forca, è uno spettacolo che rasenta la metafisica del ridicolo, una sorta di circo Barnum dove il sinistrume raccatta-tutti offre poltronesofà e bella ciao a chiunque odi l'ordine pubblico, sperando che l'odio sia un collante più forte della logica, certi che allearsi con chi scambia la città per un ring e il sabato pomeriggio per un'occasione di guerriglia urbana possa portarli a Palazzo Chigi invece che al reparto psichiatrico più vicino.
È un vaniloquio di assunzioni false dove si pensa che l'elettore normale, quello che ha l'ardire di voler salire su un autobus per andare a lavorare o per ritornare a casa senza dover fare testamento, si lasci incantare da questa parata di citrulli coccola-antagonisti che strizzano l'occhio a chiunque mastichi rabbia acefala contro gli sbirri e si fa regalare le pipe da crack da un loro sindaco bene intenzionato.
La loro è una cecità quasi poetica, un'ascesa verso il nulla cosmico condita da un'ironia involontaria che farebbe invidia a Woody Allen, perché mentre loro sognano la grande spallata del 2027 alimentando il caos e l'illegalità di quartiere, dal quale giurano di prendere le distanze a videocamere accese, la realtà li osserva con lo schifo che si riserva alla merda pestata sul marciapiede.
Al tavolo delle loro trattative, a videocamere spente, presieduto da buona parte di chi comanda l'Italia - i magistrati - siedono l'anarchico, il piromane del catasto urbano e delle camionette degli sbirri, e il salafita che considera il femminismo un'eresia da punire e non vede l'ora di salire all'emiciclo per impiccare proprio i suoi compagni di rivoluzione: i giornalist*, i regist*, gli imprenditor* convitati del circolino rosso che, sperano, illusi, nella somma di mille odi diversi per produrre una maggioranza di governo... avvelenata. È come cercare di costruire un motore a scoppio usando dei petardi e della marmellata di fragole. Un piano perfetto, se l'obiettivo è l'auto-combustione spontanea prima dei seggi.
Inoltre, per non alimentare ulteriormente il disgusto popolare, hanno aggiunto alla lista degli sproloqui la guerra ai pronomi e la cultura della cancellazione. Per loro l'identità è un menu alla carta dove la biologia è un'opinione e il sesso è un accessorio intercambiabile come una cover dello smartphone. Sono convinti che i senza reddito, i senza denti, i senza tetto, i senza speranza, i disoccupati, l'operaio di periferia, il piccolo e medio imprenditore, il ciclista caricato di sushi, la neomamma, la zia o la nonna che spingono le altalene, siano tutti ansiosi di discutere di fluidità di genere mentre aspettano un autobus che non passerà mai, un pugno sulla faccia da un nero drogato e incazzato, la borseggiatrice rom in cinta o la cartella esattoriale dall'Agenzia delle Entrate.
Se non ti adegui alla loro neolingua, sei un fascista. Se chiedi sicurezza, sei un oppressore. Se pretendi che i tuoi figli non vengano confusi da insegnanti in crisi, perchè la realtà non combacia con la loro strafatta ideologia, sei un nemico del progresso.
Ma loro sono i perdenti che vincono sempre; quelli la cui arguzia fa sembrare Machiavelli un dilettante del risiko; sono assemblatori di pezzi marci della società, peggiori di un cieco che cerca di montare un mobile IKEA senza istruzioni.
Ma l'italiano, si sa, è una strana creatura cocciuta e reazionaria nel suo desiderio di normalità. Non ne vuole sapere di adattarsi a questo antifascismo maniacale che vede camicie nere anche nel disegno della schiuma del cappuccino o nel gatto nero che attraversa la strada, felino non più portatore di sfiga, ma di fez. L'italiano ha questa enorme pretesa: vorrebbe uscire di casa senza essere scippato da un maranza, stuprata dietro un angolo o trovarsi un intero centro sociale che gli occupa il pianerottolo.
Loro, i buoni e i giusti a cui nessun può insegnare la bontà e la giustizia, quando si guardano allo specchio non vedono che eroi della resistenza in un B-movie, un'allucinazione autoreferenziale che gli impedisce di scorgere la vera immagine di poveri illusi che sognano di diventare dittatori di uno stato libero di banane, quando, finalmente, il popolo degli astensionisti li voterà in massa e li acclamerà come liberatori.
Premesso il pollice puntato in alto e rivolto allo scritto, nella mia ignoranza politica pare che pure i destri non risparmino alcunché al banchetto del finto reazionario, anzi neppure fingono, e delle prebende.
RispondiEliminaPollice su, apprezzato. Su prebende e deboli o assenti risposte a destra, al caos e alle violenze che colpiscono il popolo, quello che di natura tende a conservare e non a distruggere, dici bene. Chiunque voglia andare al potere e sedersi nell'emiciclo, in qualunque posizione, o è sincero o non lo è. Resta comunque il fatto che il popolo, con tutti i suoi difetti, molti, e pregi, pochi, tende a voler vivere, non dico nel migliore dei mondi possibili e nemmeno sempre onestamente e dignitosamente, soltanto vivere, tirare a campare, giorno dopo giorno: il minimo indispensabile che una fallace democrazia dovrebbe garantirgli. E questo desiderio di base, sicuramente, una larga fetta di sinistra e magistratura, non solo non lo vuole affatto, ma lo ostacola violentemente, che è peggio del sedersi al banchetto solo per lucrare. A quel peggio, il mangia mangia politico, il popolo ci ha fatto il callo, a questo, che accarezza l'idea di una strisciante dittatura anarco-razzista-islamica, o si resiste o si soccombe, non solo mentalmente, anche fisicamente. Grazie per il commento.
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