lunedì 26 ottobre 2026

Distruggere tutto e non avere un'alternativa credibile.



Quando la democrazia cade nell'anarchia a causa della licenza dei cittadini, la debolezza del governo centrale apre la strada a chiunque prometta di ristabilire l'ordine con la forza.

Aristotele da "Le cose che riguardano la polis".


Questo è sempre stato il destino di ogni utopia politica o religiosa che sia.

L'odio che oggi come ieri si esprime contro il presente, non porta che ad un rimescolamento delle carte che poi, inevitabilmente, ritorneranno nel loro ordine preciso.

Perchè?

Perchè questo narcisismo compulsivo dei mediocri che vanno a scuola e studiano ciò che molti migliori di loro hanno scoperto, inventato, testato e usato per cambiare il mondo; 

che ascoltano musica che altri hanno composto; che osservano grattacieli, strade, ponti, impianti, giardini, navi, moto, automobili che non sono loro ad aver ideato, progettato, costruito; 

che si nutrono di cibi che, non loro, ma altri hanno prodotto, naturali o artifciali che siano; che si curano con farmaci che non hanno inventato; 

che non conoscono il loro corpo meglio di chi, ogni giorno, compie miracoli in sale operatorie; che non sanno guidare aeroplani, camion con rimorchi, carghi, meganavi, elicotteri, treni ad alta velocità; 

che fanno cose mediocri e si convincono o li hanno convinti con l'inganno, con l'imbecillità che siano eccezionali, meravigliose perchè glielo dice l'algoritmo, l'IA e i politici scaltri che li sfrutteranno... 

ripeto, questo narcisismo livoroso che contraddistingue la mediocrità sociale sta divorando l'umiltà, quell'umiltà di chi sa di non sapere e vuole imparare da chi ne sa più di lui, l'umiltà degli ultimi che  ha condotto l'umanità per la durissima salita dei millenni che hanno preceduto quest'epoca.

Contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo la via degli ultimi al potere non ha funzionato. Invece di chiedersi perchè ciò è accaduto, si continua ancora oggi a credere che quell'esperimento non sia fallito definitivamente, ma è solo stato interrotto e si potrà riprendere in qualsiasi momento.

Elevare gli ultimi ai massimi vertici della società senza averli preparati a quel compito, non può che sfociare in orribili dittature e in terrore giustizialista, e se i nuovi ultimi pensano che sia sufficiente suddividere l'umanità in fedeli e infedeli, in ricchi e poveri, per evitare i mali del mondo, significa che i tribunali del popolo sono già stati eretti nelle menti offuscate e i patiboli nei cuori pietrificati. 

Livellare tutti per non far emergere nessuno è una falcidia delle qualità, è non riconoscere che la natura stessa che reca in sè l'impronta del divino, non per selezione, ma per infinita creatività, non può che dare origine alla diversità morale quanto intellettuale, genetica quanto spirituale.

La lotta per l'uguaglianza, la fratellanza e la libertà fallì proprio perchè la natura stessa non sopporta l'uguaglianza, non mischia ciò che non può essere mischiato e rispetta tempi e modi. Questa natura, per secoli considerata matrigna, è vincolata, e non certo libera di violare qualunque legge, per non rompere cicli talmente lunghi da rendere le nostre parabole esistenziali, dalla culla alla tomba, simili a un battito di ciglia. Radicato fin nelle profondità delle nostre ancestrali origini, l'albero della vita non ha mai smesso di esprimersi in forme diverse, rispettando quegli stessi cicli che ci rendono umani per quanto facciamo di tutto per non esserlo.

Se poi il darwinismo sociale è ancora un metro di paragone nella mente di chi comanda e il potere non muta nelle sua essenza, ma nel suo evidenziarsi, radicarsi e in chi lo esercita, non si può distruggere ogni ordine, ogni gerarchia in cambio di un'anarchia che diviene poi potere del disordine, del caos sul determinismo. Nei pochi millenni che l'uomo ha cercato di strappare ordine dal disordine, fin dagli albori della sua esistenza cosciente, è sempre stato chiaro che la lotta per la sopravvivenza è una lotta tra il logos e il caos. Per una legge fisica insopprimibile, l'entropia è lo stato finale nel quale ogni sistema, per quanto regolato sia, troverà la sua conclusione.

Affrettare questa conclusione, significa semplicemente distruggere e non avere un'alternativa credibile.

E quest'epoca, come tutte quelle che si sono succedute, esprime orrori e splendori, vette e abissi del pensiero e del comportamento sociale, un continuo chiaro-scuro che determina le esistenze indivduali quanto collettive.

Le utopie, restano utopie, vanno bene come le favole per i bambini, ma se persistono oltre la pubertà, qualcosa si è inceppato nell'evoluzione dell'individuo o della collettività. Non sto parlando di sola razionalità, ma di un senso della ragione e del mistero, del conscio e dell'inconscio, del soma quanto dell'anima, di  buonsenso, di un equilibrio, di una coerente legge morale o semplicemente di una capacità di esplusione del caos e gestione dell'ordine contro la feroce anarchia degli ultimi che, non potendo concepire una diversità di qualità, di forze intellettive, di personalità, si affidano alla falce e al martello del livellamento collettivo per erigere l'inferno sulla terra, come la storia ci ha insegnato ma non sufficientemente ammonito.

 


 


 

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