mercoledì 27 maggio 2026

Fototrappole contro i ratti italiani


"La differenza tra l'uomo e il topo svanisce nel momento in cui entrambi iniziano a muoversi solo in funzione della paura di essere scovati." 
[da Uomini come topi di William J. Hersey]


I ratti italiani sono proprio gli italiani, per gli accoglioni che ci dominano nelle amministrazioni comunali, provinciali, regionali e statali, con disinteresse totale degli'EUtanasici disuniti.

Le ex municipalizzate, adesso trasformate in società miste multitasking, dalla raccolta dei rifiuti alla grande mangiatoia del libero mercato energetico, si dotano di "foto trappole" per incastrare i furbetti che sfuggono al cappio del rifiuto differenziato.

Sempre più spesso il soft power parte da principi che sembrano volti al bene e condivisibili; ma il demonio si nasconde nei dettagli, nell'uso delle parole.

La vecchia telecamera è diventata trappola per il ratto bipede che va educato, redarguito e infine esposto al pubblico ludibrio.

I solerti investigatori delle scoasse eticamente gestite bussarono in tre alla porta dei miei genitori, vecchi e malati, colpevoli di aver gettato nel sacco dell'indifferenziato uno scontrino del supermercato.

Gli Sherlock del pattume risalirono al nominativo di mio padre attraverso il numero della tessera punti del punto vendita.

Indagine degna dei migliori film polizieschi; alla fine elevarono un'ammenda di oltre 200 euro, oltre alla ramanzina sui comportamenti che un buon cittadino deve osservare per essere ammesso nel consesso civile.

Il Signore ha voluto non fossi presente, altrimenti sarei finito in galera.

Il governo delle masse assomiglia sempre più al carcere ideato dall'utilitarista inglese Bentham, un occhio che vede anche quando non vede, con conseguente sensazione di essere sempre osservati e ascoltati.

Il potere moderno digitalizzato genera stati d'animo latenti nella popolazione; il senso di paura è il vertice di una manipolazione psicologica elevata a forma di governo. A seguire, la costante polarizzazione del dibattito pubblico, divenuto tifo da stadio o discussione da bar dello sport.

L'infotainment miscela gossip, reality, trash in contenuti che si occupano di questioni che dovrebbero essere centrali nella discussione e nella formazione di una coscienza pubblica matura e consapevole. Personaggi improbabili chiamati ad esprimersi su qualsiasi argomento, con buona pace del lasciar parlare i "competenti".

Il caos, voluto, cercato e organizzato scientemente trionfa mentre aumenta il senso di angoscia del povero micco italico preso a legnate che rischia, uscendo di casa, o di morire, o di non tornare tutto intero.

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