mercoledì 26 agosto 2026

Il risveglio dei morti viventi



"La cultura woke è una vera e propria religione sostitutiva per un'epoca desacralizzata. Poiché la nostra società ha spazzato via la fede tradizionale, le persone hanno disperatamente bisogno di sentirsi sante. E la santità oggi non si ottiene con la virtù personale, ma sottomettendosi al nuovo dogma e offrendo capri espiatori sull'altare della correttezza ideologica."

Douglas Murray (Saggista e giornalista britannico)


L'articolo di Carlo Galli pubblicato su La Repubblica tradisce - nonostante i tentativi maldestri del giornalista di effettuare distinguo e acrobazie semantiche - lo spirito originario che anima l'ideologia woke.  Il woke è tutt'altro che finito, nonostante il dietro front sia arrivato in questi giorni da oltre oceano; non è finito in quanto il woke è incistato nella pseudo cultura marxista, ideologia nata con la vocazione di portare giustizia nel mondo e l'arroganza di stabilire "scientificamente" cosa sia giusto pensare e cosa sia giusto fare. Una ideologia che, seppur partendo da posizioni materialiste, vuole e ha la pretesa di costituirsi come ossimoro di una nuova religione laica e atea con tutti i relativi riti, i dogmi, i santi e i sacerdoti che ne esaltino e difendano, con il coltello tra i denti, i supposti principi.

Le origini filosofiche di Marx hanno prodotto un mostro; il Marx Levi imbevuto di cabalismo si è abbeverato alla fonte hegeliana estrapolando gli strumenti utili alla genesi di un pensiero perverso, dove la società diviene l'esito fatale di un processo dialettico, "temperato" secondo logiche positiviste, dimentico dell'uomo quale "persona" ma mero strumento per raggiungere l'obiettivo ideologico.

I moderni marxisti (che paradossalmente appartengono alla nuova borghesia della società signorile di massa) si sentono depositari di un preteso primato morale e intellettuale; ad essi interessa niente degli effetti indesiderati prodotti dai loro precetti ideologici, in quanto il principio deve imporsi sulle conseguenze, anche se nefaste, che questi principi hanno generato.

A costoro interessa zero del degrado inarrestabile delle città occidentali, riempite di disperati importati scientificamente, al fine di dimostrare che non vi devono essere confini, barriere, limiti culturali in quanto la società si "costruisce" secondo le regole della scienza sociologica (esattamente come avvenne in Unione Sovietica, dove le deportazioni etniche erano utili e necessarie al conseguimento del trionfo del socialismo in un solo paese); a costoro interessa zero che le istituzioni accademiche siano ostaggio di ricatti morali assurdi, tanto da sottoporre stimati e rispettati studiosi del presente e del passato al giudizio di veri e propri tribunali del popolo accusati di essere portatori, a prescindere, di cultura suprematista, razzista e discriminatoria. A lorsignori interessa zero che poveri disgraziati vengano devastati nel corpo e nella psiche pur di dimostrare che la biologia è manipolabile a piacere, secondo le necessità sociali del momento.

Il woke è a tutti gli effetti il pensiero unico; il woke è l'egemonia culturale invocata da Gramsci quale strumento necessario di dominio ideologico, il woke è il depositum fidei del programma rivoluzionario di manipolazione della traiettoria del mondo. Il woke non è un incidente casuale o un errore in buona fede, il woke è la saldatura tra il volontarismo etico (dal sapore giacobino), il positivismo scientista e la celebrazione del cogito razionale, ovvero la manifestazione esaltata di chi incarna valori superiori, anime belle illuminate, disposte a tollerare un mondo peggiore pur di perseguire l'utopia di un mondo migliore.

                                                             Marcusenor

 





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