domenica 22 febbraio 2026

IL FINE E' LA FINE

 


Le simulazioni che girano nei server sotterranei del Pentagono e del Cremlino, quelle che non finiscono in pasto ai social-media, e agli algoritmi che li guidano nel baratro del cicaleccio sbavante, hanno smesso di parlare di "conflitto": parlano di liquidazione.

Le statistiche riservate per il periodo 2026-2050 dicono che la probabilità di uno scambio nucleare "limitato" è salita al 14% per decennio. Sembra poco? È una condanna a morte certa su una linea temporale di trent'anni.

Ci sono funzionari, burocrati dal gelo nucleare che leggono, sorseggiando caffè bollente da grandi mug, le analisi spietate della nostra fine imminente, quella che abbiamo sfiorato, e per adesso rimandato, nel dicembre del 2023 quando la Russia lanciò l'oreshnik.

Quello che lasciano trapelare, mentre organizzano il barbeque della domenica, è una sorta di ottimismo irreversibile ceduto per somme astronomiche a chi stringe il guinzaglio dell'informazione intorno ai propri cani da guardia. Non preoccupatevi, andrà tutto bene, è una litania che già conosciamo. Ci fanno sapere, questi becchini dell'umanità, che uno scontro "locale" (India-Pakistan o NATO-Russia sul fronte europeo) prevederebbe  l'impiego di sole 250 testate da 15 a 100 kiloton. 

Risultato più che accettabile se l'umanità vuole arrrivare alla fine del secolo. Non illudiamoci: se la fisica conta ancora qualcosa per chi non tagliava durante il suo insegnamento che ai più risultava ostico o palloso, non si tratta di una guerra regionale ma dell' immissione istantanea di non meno di 10 milioni di tonnellate di fuliggine nella stratosfera.

Andrà tutto bene? Certo, si tratterà solo della fine del Sole, perchè le simulazioni climatiche non pubblicate, anche queste trafugate da qualche anima buona e viralizzate nelle profondità quasi inaccessibili del web, indicano un calo termico globale di -10°C entro 12 mesi. Le medie latitudini  sarebbero colpite da gelate estive e di conseguenza la produzione cerealicola mondiale crollerebbe del 90% in due anni.

Il rassicurante rapporto vittime/tempo ci dice che per ogni morto vaporizzato dal lampo termico dei pochi kilotoni, nei primi 10 minuti, ce ne saranno 2.500 che moriranno di fame e stenti nei successivi 36 mesi. Il totale fa 2 miliardi di decessi per uno scontro che i militari ai vertici delle catene di comando definiscono... "gestibile".

Le simulazioni di guerra cibernetica indicano che nel 65% dei casi l'escalation nucleare non sarà decisa da un uomo, ma da un algoritmo di difesa che interpreta un "glitch", un falso allarme o un attacco ai satelliti, come un lancio imminente. La nostra specie è appesa a un if-then scritto in codice frenetico.

I confini sui quali oggi ci si combatte entro vent'anni potrebbero trasmutarsi in varianti Nagasaki o distese di ghiaccio nero. La realtà è che il sistema è in overload. Le testate non sono lì per non essere usate; sono lì perché la logica del potere non conosce la parola arresto o "ritirata".

Il 2050 non è un traguardo, è un muro e qualche migliaio di funzionari ci sta correndo contro a fari spenti, convinti che qualcuno, all'ultimo momento, premerà il freno. Ma i freni sono stati smantellati ottant'anni fa.

Guardo questo orizzonte e vedo solo un conteggio alla rovescia  che nessuno ha il coraggio di leggere ad alta voce, mentre le proiezioni probabilistiche  dei centri di comando sussurrano una verità che gela il sangue più di un inverno nucleare. La probabilità di uno scambio di testate  massiccio entro la metà del secolo non è più una congettura paranoica, ma una certezza statistica radicata nel collasso dei trattati di non proliferazione e nell'ascesa di sistemi di risposta automatizzata  che riducono il tempo di decisione umana a un battito di ciglia o cardiaco, se chi sta dietro a quel tasto enter un cuore ce l'ha ancora... ma pare di no.

Le simulazioni di guerra più cupe indicano che il punto di non ritorno  è stato superato quando abbiamo affidato la sorveglianza dei cieli a intelligenze artificiali programmate per l'escalation  rapida come unica forma di difesa credibile. Non c'è un piano di emergenza che regga l'impatto di cinquemila megatonnellate distribuite in meno di sei ore su tutto il pianeta trasformando la biosfera in un magazzino di scorie radioattive a cielo aperto. 

Questa consapevolezza ha un sapore di veleno per topi che rende ogni disputa quotidiana un esercizio di futilità assoluta di fronte alla precisione devastante dei vettori ipersonici già puntati sulle nostre coordinate.  L'ultima generazione, non la ridda di cretini che si sdraiano sui binari dei treni o sui crocevia autostradali, ha già iniziato il suo cammino verso l'ombra definitiva rigata da una soffice neve al plutonio. Ma non illludiamoci, gli imbecilli esaltati dal tappeto di candidi fiocchi, prima di cascare a brandelli sotto le sferzate di un algido vento neutronico, proveranno a sciarci sopra e a tirarsi palle urlando: "Siamo vivi!"

giovedì 19 febbraio 2026

Dal carcere come edificio al carcere come rete gestita dall' IA


 



Siamo testimoni passivi della fine dell'era del centro penitenziario. Il de-investimento sistematico nell'edilizia carceraria non è un errore contabile, ma il preludio a una mutazione genetica del controllo sociale. Stiamo passando dalla segregazione fisica alla detenzione algoritmica.

In questa transizione, due forze apparentemente opposte marciano in una sincronia brutale: le toghe politicizzate e la rapacità delle Big Tech.

L’inerzia giudiziaria e il lassismo ideologico di certe cancellerie europee, soprattutto in UK, in Germania e in Italia, hanno una funzione precisa: fare da ariete per rendere obsoleto e distruggere il vecchio mondo del giudizio e della pena. Ignorando la minaccia dei radicalizzati, lasciandoli a piede libero, imputando le forze dell'ordine, alle quali si contestano reati di razzismo e  lasciando che il degrado urbano divori le strade e intere città un tempo luoghi di convivenza se non perfetta, accettabile, queste élites giudiziarie creano il vuoto di potere necessario. 

La loro "umanità" di facciata — che rifiuta la punizione fisica in nome di diritti astratti — serve a distruggere la credibilità dello Stato di diritto tradizionale. Quello che scatenano è un caos percepito ed esperito che spinge i cittadini a invocare, a gran voce, una soluzione d'ordine.

Qui entrano in gioco i colossi tecnologici. Dove il giudice umano fallisce o si ritira, l'Intelligenza Artificiale avanza. Le Big Tech non vendono più solo prodotti tecnologici, vendono sovranità digitale, preparando il server per renderlo una cella di rigore a prova di evasione.

Il rapporto è di sostituzione strutturale: stiamo assistendo alla transizione dal "carcere come edificio" al "carcere come rete". Il de-investimento nell'immobiliare penitenziario (meno mattoni, meno guardie, meno celle sovraffollate lasciate al degrado) non è un'assenza di politica criminale, ma lo svuotamento del vecchio contenitore per finanziare il nuovo sistema di contenimento digitale.

Ecco la meccanica di questa transizione.

La dematerializzazione della pena

Il carcere fisico costa troppo, circa 200 euro al giorno per detenuto contro i 50 euro di una sorveglianza elettronica avanzata. Il de-investimento immobiliare serve a creare il "buco di bilancio" necessario per giustificare l'adozione massiccia di braccialetti biometrici, chips sottocutanei e algoritmi di tracciamento. Il corpo diventa la cella, il condannato non è più chiuso tra quattro pareti, ma è immerso in un perimetro digitale. Se esce dal tracciato o se i suoi parametri biometrici (battito cardiaco, sudorazione, tono della voce captato dal dispositivo di tracciamento) indicano stress o aggressività, l'IA lancia l'allarme.

Il "Panopticon" distribuito per i radicalizzati

Per i soggetti a rischio eversivo o radicalizzati, il carcere fisico è spesso un’università del terrore (proselitismo nelle celle). Ridurre ed eliminare progressivamente le carceri di massima sicurezza favorisce il passaggio alla sorveglianza semantica e finanziaria.

L'IA non guarda dove sei, ma chi diventi. Analizza in tempo reale ogni tua transazione, ogni ricerca online e ogni interazione sociale, invece di isolarti fisicamente ti isola digitalmente. Verranno bloccati i conti, limitati i contatti e monitorati i pattern di linguaggio per prevedere l'atto eversivo prima che accada: il modello cinese dei crediti, per intenderci, unito al sistema Sfera già attivo in Russia.

La complicità del "caos calcolato"

Il sovraffollamento e l'inerzia che oggi indignano cittadini che si sentono sotto assedio, sono funzionali: rendono il carcere tradizionale così invivibile e pericoloso che l'opinione pubblica, pur di "fare qualcosa", accetta con entusiasmo o come inevitabilità l'alternativa tecnologica. È il classico schema: si lascia marcire la struttura fisica per vendere la "cura" digitale come più umana, moderna ed economica.

Il business della recidiva prevista

Le Big Tech vendono agli Stati pacchetti di "Risk Assessment". Non è più il giudice a decidere se sei pericoloso, ma un algoritmo che incrocia i dati del de-investimento (mancanza di programmi di riabilitazione) con la tua biografia digitale. Se l'algoritmo dice che al 90% in un arco di periodo statistico compirai un atto criminale o illecito, rimarrai nella "cella digitale" a tempo indeterminato, anche senza aver commesso un nuovo reato fisico.

In breve, meno mattoni significa più sensori. Il risparmio sulla manutenzione dei centri penitenziari finisce dritto nei server di chi gestisce il flusso dei dati. Non si libereranno i delinquenti, si cambierà la forma delle catene: dal ferro al codice.

Il corpo del reo diventa la nuova gabbia attraverso sensori biometrici e tracciamento costante. La sorveglianza semantica sostituisce le sbarre: ogni parola, clic o transazione finanziaria del "sorvegliato" è un nodo della sua prigione invisibile. Un criminale a piede libero commetterà reati, ma sarà una fonte di dati preziosissima per divise e toghe.

È un'alleanza tattica perfetta: i giudici forniscono l'alibi morale - la fine della "barbarie" carceraria -, mentre le Big Tech forniscono l'infrastruttura del controllo totale. Si risparmia sul cemento per spendere in cavi, videocamere, droni e ancora più in là nel tempo, cyborg; si smette di punire il corpo per iniziare a possedere l'esistenza digitale di ognuno.

Il "caos calcolato" di oggi è il mercato di domani. In un' Europa demograficamente vecchia e insicura, che si sente impotente e indifesa dalla criminalità dilagante, il carcere-rete gestito dall'IA non verrà imposto con un colpo di stato, ma sarà accettato come l'unico antidoto possibile a una giustizia umana che ha deciso, deliberatamente, di non funzionare più, risultando inaccettabile e disgustosa al cittadino medio costretto a convivere con l'ingiustizia intollerabile di un sistema politico-giudiziario che difende il male e inquisisce il bene. 

Dalle sbarre di ferro ai vettori di codice, la prigione sarà ovunque, perché contenuta nella rete.

A causa di una percentuale che non supera il 10% dell'intera popolazione che rispetta le regole, o commette solo reati minori, saremo tutti sotto sorveglianza, e per le Big Tech, il bello, è che sarà una richiesta popolare assillante, quanto le code chilometriche per l'acquisto del nuovo I-Phone.

I clienti dei gadgets di oggi sono gli stessi che già invocano a gran voce la fine dell'inferno urbano che sembra ormai fuori controllo.

lunedì 16 febbraio 2026

I cinesi sono in via di estinzione, il resto del mondo non lo crede... loro sì.




La Cìna è l'obitorio a cielo aperto più grande del secolo. Una tecnonecrologia molto appariscente, molto ben assortita e propagandata. Nei nostri talk se ne parla come futurologia applicata al presente, come prima economia del mondo, inarrivabile, inarrestabile. Ma la realtà non comunicata, che si maneggia come una patata bollente nella schiera esoterica della nomenklatura di Pechino, ha l'odore asettico della formalina. I mandarini del Partito hanno fatto i conti: la carne sta finendo e quando la carne scarseggia, il potere diventa un esperimento di necro-ingegneria.

Guardate quelle foreste di cemento che chiamano città. Milioni di appartamenti vuoti, scheletri di un progresso che ha scambiato la vitalità con il volume. È il più grande schema di Ponzi della storia umana: hanno costruito loculi per persone che non nasceranno mai. Il crash immobiliare non è una crisi finanziaria, è un'autopsia demografica. Se non ti accoppi e non fai figli perché il sistema ti ha ridotto a una batteria da 12 ore al giorno, il mercato immobiliare diventa semplicemente un deposito di polvere.

Ma la beffa è atroce. Mentre 90 milioni di appartamenti marciscono inabitati come monumenti all'hubris, una massa subumana vive nelle "case gabbia" di Hong Kong o nei sotterranei di Pechino, Shangai, Shenzen, Nanchino: gli Shuizu, il "popolo dei ratti". Parliamo di oltre un milione di persone - ma con i cinesi i numeri sono sempre a ribasso rispetto alla cruda realtà - che dormono in loculi interrati, ex rifugi antiaerei senza luce né aria, perché il sogno del mattone è diventato un incubo inaccessibile. È l'anatomia sociale dell'assurdo: spazio infinito per chi non esiste e gabbie d'acciaio per chi ancora respira.

Tutto questo nasce da una mutilazione programmata. Per decenni, la Politica del Figlio Unico ha macellato il futuro: aborti forzati, sterilizzazioni di massa e un esercito di "piccoli satrapi" viziati e soli. Quando hanno capito, troppo tardi, che il motore demografico si stava spegnendo, hanno sbloccato la politica dei 2 figli, poi dei 3. Risultato? Un fallimento totale. Non puoi ordinare alla vita di rifiorire in un deserto sociale. Il tasso di fecondità è crollato a 1.0, un suicidio assistito dal Partito, nascosto nei censimenti ormai diventati invezioni di contabilità nelle periferie dell'impero giallo, per non scomodare i controlli dei quadri e dei commissari.

La conseguenza è una densità di single per chilometro quadrato che fa spavento. La cultura del 996 (lavorare dalle 9 alle 21, 6 giorni su 7) ha castrato un'intera generazione. Non c'è tempo per l'amore, non c'è spazio per la famiglia; c'è solo tempo per produrre finché non si crolla. La migrazione dalle campagne alle città è terminata, e non per scelta. Le ultime ondate migratorie sono state forzate da inondazioni deliberate - ben descritte nel film premiato con il Leone d'oro nel 2006, Still Life, ma che con l'omonimo inglese si allinea solo per corrispondenza funeraria - di villaggi sacrificati per far posto a dighe colossali necessarie ad alimentare metropoli ipertecnologiche che ora iniziano a svuotarsi. Hanno affogato il passato rurale per nutrire un presente elettrico che non ha più eredi.

Nello Xinjiang non stanno solo "rieducando" minoranze; stanno testando il prototipo del suddito perfetto per un'era post-biologica. Oltre 1,5 milioni di internati sono la materia prima di un laboratorio di cancellazione dell'io. I crediti sociali sono il guinzaglio digitale per una popolazione che sta invecchiando male e in fretta. Se non puoi dare allo Stato braccia giovani, devi dare allo Stato obbedienza assoluta. Ma anche l'obbedienza ha un limite fisiologico e il ricambio nei gulag cinesi e nei distretti di lavoro forzato gratuito ad essi collegati, è una trappola quasi impossibile da evitare, un orrore sempre in agguato sotto il cemento sul quale produci tanto, consumi poco e crepi.

Ed è qui che entra in gioco il metallo, in particolare il titanio e le terre rare. La spinta ossessiva verso la robotica umanoide non è progresso, è una scialuppa di salvataggio per un regime che vede il proprio popolo evaporare. Se i grembi sono vuoti, riempiremo le fabbriche di bulloni e silicio. Automi che non chiedono pensione, che non hanno bisogno di welfare, che non sognano.

Ma Pechino non ha intenzione di colare a picco da sola. Se il Dragone affoga, trascinerà l'Occidente negli abissi con sé. Stanno inondando i nostri mercati con un dumping selvaggio, esportando deflazione come se fosse peste polmonare. Auto elettriche a prezzi impossibili, acciaio sottocosto, tecnologia predatrice. L'obiettivo? Distruggere ciò che resta della nostra manifattura, renderci dipendenti dai loro robot prima che i loro ultimi operai umani tirino le cuoia per vecchiaia.

Ci vendono il futuro mentre stanno gestendo un funerale. Ci terrorizzano con la loro forza mentre nascondono il catetere sotto i doppi petti dei leader comunisti travestiti da lungimiranti social-capitalisti. La Cina sta morendo e proprio per questo è più pericolosa che mai, come un predatore morente che vuole trasformare il resto del mondo nel suo mausoleo commerciale.

Il futuro non parla mandarino; il futuro, in Cina, ha smesso di parlare del tutto. Resta solo il ronzio dei server e il silenzio di grattacieli deserti. Continuiamo a credere al detto che il saggio cinese seduto sull' argine aspetta il cadavere del suo nemico passargli davanti: in verità, il suo nemico è cinese quanto  e più di lui e continua a passargli davanti per ben 10 milioni di volte all'anno, tale è la riduzione della popolazione, la fredda autopsia dei dati trafugati. 

Mentre i media ufficiali vi propinano la  favola di un Dragone in salute, i leak provenienti dal database della polizia di Shanghai e dai bassofondi del deep-web raccontano una storia diversa: la Cina sta perdendo 10 milioni di persone ogni anno. Non è una flessione, è un'emorragia che ha iniziato a scavare il terreno già nel 2022, quando un errore nel codice o il coraggio di un insider ha fatto filtrare la verità definitiva: la popolazione reale cinese è già inferiore di 100 milioni rispetto a quanto dichiarato dal Partito. È come se l’intera popolazione della Germania fosse evaporata dalle statistiche ufficiali per puro calcolo politico. 

Il Partito ha mentito per decenni per mantenere il credito internazionale e pompare la bolla del "secolo cinese", ma la matematica dei censimenti sporchi non si piega ai decreti del Politburo. Questa voragine umana e anche lo specchio macabro di un turnover del silenzio nelle province industriali dove le nascite reali sono il 40% inferiori a quanto riportato, rendendo il ricambio generazionale un concetto morto e sepolto. 

Per ogni operaio che va in pensione, non c'è nemmeno mezzo giovane pronto a sostituirlo, segnando il passaggio a un sistema che consuma il proprio capitale umano senza alcuna speranza di rigenerarlo. Mentre l'Occidente si distrae con i teatrini della diplomazia, con l'attacco frontale contro se stesso attraverso le reginette incensate dai media e dall'altamoda, la scure della morte sta decapitando l'Oriente, costruendo un futuro dove l'uomo è decaduto da pupazzo low-cost a un accessorio obsoleto e troppo costoso da mettere al mondo e mantenere.

domenica 8 febbraio 2026

Ecco come l'opposizione sinistrata italica vincerà "abbondantemente" le elezioni del 2027




 L'antifascista vede fascisti ovunque... tranne allo specchio

La strategia per il 2027 del PD è un capolavoro patologico di igiene mentale. Hanno deciso che per vincere bisogna ingaggiare chiunque abbia un eskimo, passamontagna nell'armadio, una bandiera palestinese, una venezuelana e una del PCI o un'allergia congenita al bagnoschiuma. È il gran mucchio selvaggio, questa opposizione nostrana che ha finalmente partorito lo scacco matto alla Meloni; è la setta di adulatori degli anni '70, della strategia della tensione e delle Brigate Rosse; è un fastidioso ronzio di sottofondo fuori tempo massimo che rivuole indietro il potere di 50 anni fa frugando nei cassonetti dell'antagonismo più becero, protetto dalle toghe amiche.

Questi ingegneri del consenso elettorale che farebbero invidia a un progettista della LEGO, immaginano di poter trasformare un’accozzaglia di anarchici dal golpe subito e di maranza devastatori del bene pubblico e dei loro neuroni - che le urne le userebbero solo per girarci un video su tik-tok con la refurtiva in mano e il rolex in vista - in un corpo elettorale solido e affidabile.  

Vederli lì, questi strateghi del suicidio politico assistito dalle molotov, con il fazzoletto rosso distribuito dagli ultracentenari dell'ANPI, che si ergono a cattedrali sgangherate di autostima mentre cercano di far sedere allo stesso tavolo il giornalista da salotto che gli urla che sono degli idioti e il salafita che considera gli atei che lo sostengono, infedeli da purificare col fuoco e la forca, è uno spettacolo che rasenta la metafisica del ridicolo, una sorta di circo Barnum dove il sinistrume raccatta-tutti offre poltronesofà e bella ciao a chiunque odi l'ordine pubblico, sperando che l'odio sia un collante più forte della logica, certi che allearsi con chi scambia la città per un ring e il sabato pomeriggio per un'occasione di guerriglia urbana possa portarli a Palazzo Chigi invece che al reparto psichiatrico più vicino.

È un vaniloquio di assunzioni false dove si pensa che l'elettore normale, quello che ha l'ardire di voler salire su un autobus per andare a lavorare o per ritornare a casa senza dover fare testamento, si lasci incantare da questa parata di citrulli coccola-antagonisti che strizzano l'occhio a chiunque mastichi rabbia acefala contro gli sbirri e si fa regalare le pipe da crack da un loro sindaco bene intenzionato.

La loro è una cecità quasi poetica, un'ascesa verso il nulla cosmico condita da un'ironia involontaria che farebbe invidia a Woody Allen,  perché mentre loro sognano la grande spallata del 2027 alimentando il caos e l'illegalità di quartiere, dal quale giurano di prendere le distanze a videocamere accese, la realtà li osserva con lo schifo che si riserva alla merda pestata sul marciapiede.

Al tavolo delle loro trattative, a videocamere spente, presieduto da buona parte di chi comanda l'Italia - i magistrati - siedono l'anarchico, il piromane del catasto urbano e delle camionette degli sbirri, e il salafita che considera il femminismo un'eresia da punire e non vede l'ora di salire all'emiciclo per impiccare proprio i suoi compagni di rivoluzione: i giornalist*, i regist*, gli imprenditor* convitati del circolino rosso che, sperano, illusi, nella somma di mille odi diversi per produrre  una maggioranza di governo... avvelenata. È come cercare di costruire un motore a scoppio usando dei petardi e della marmellata di fragole. Un piano perfetto, se l'obiettivo è l'auto-combustione spontanea prima dei seggi.

Inoltre, per non alimentare ulteriormente il disgusto popolare, hanno aggiunto alla lista degli sproloqui la guerra ai pronomi e la cultura della cancellazione. Per loro l'identità è un menu alla carta dove la biologia è un'opinione e il sesso è un accessorio intercambiabile come una cover dello smartphone. Sono convinti che i senza reddito, i senza denti, i senza tetto, i senza speranza, i disoccupati, l'operaio di periferia, il piccolo e medio imprenditore, il ciclista caricato di sushi, la neomamma, la zia o la nonna che spingono le altalene, siano tutti ansiosi di discutere di fluidità di genere mentre aspettano un autobus che non passerà mai, un pugno sulla faccia da un nero drogato e incazzato, la borseggiatrice rom in cinta o la cartella esattoriale dall'Agenzia delle Entrate.

Se non ti adegui alla loro neolingua, sei un fascista. Se chiedi sicurezza, sei un oppressore. Se pretendi che i tuoi figli non vengano confusi da insegnanti in crisi,  perchè la realtà non combacia con la loro strafatta ideologia, sei un nemico del progresso.

Ma loro sono i perdenti che vincono sempre; quelli la cui arguzia fa sembrare Machiavelli un dilettante del risiko; sono assemblatori di pezzi marci della società, peggiori di un cieco che cerca di montare un mobile IKEA senza istruzioni.  

Ma l'italiano, si sa,  è una strana creatura cocciuta e reazionaria nel suo desiderio di normalità. Non ne vuole sapere di adattarsi a questo antifascismo maniacale che vede camicie nere anche nel disegno della schiuma del cappuccino o nel gatto nero che attraversa la strada, felino non più portatore di sfiga, ma di fez. L'italiano ha questa enorme pretesa: vorrebbe uscire di casa senza essere scippato da un maranza, stuprata dietro un angolo o trovarsi un intero centro sociale che gli occupa il pianerottolo.

Loro, i buoni e i giusti a cui nessun può insegnare la bontà e la giustizia, quando si guardano allo specchio non  vedono che eroi della resistenza in un B-movie, un'allucinazione autoreferenziale che gli impedisce di scorgere la vera immagine di poveri illusi che sognano di diventare dittatori di uno stato libero di banane, quando, finalmente, il popolo degli astensionisti li voterà in massa e li acclamerà come liberatori.  



venerdì 6 febbraio 2026

Davanti a noi si spalanca l'abisso della New AIge




Nel 1956 a Dartmouth College, ad Hanover, nel New Hampshire, un patto di sangue è stato siglato nel silenzio dei laboratori e nelle stanze segrete del potere: da una parte l’esoterismo marcio della nobiltà nera europea che distillava il cosmismo russo per svuotarlo di vita e trasformarlo in controllo, dall’altra l’informatica che nasceva per dare un corpo elettrico a quel sogno di onnipotenza. 

Due linee di forza che hanno travolto ogni aspetto del vivere: una è scivolata nel pop-rock, drogando i Beatles e i Beach Boys di misticismo da esportazione per convincerci che la libertà fosse un viaggio mentale mentre ci recintavano il pascolo; l’altra è colata nel silicio per costruire il sistema nervoso di un essere digitale che simulava in maniera sempre più precisa la nostra architettura mentale. 

L'albero msitico della New Age ha affondato le radici nella musica, nell'arte, nel desiderio di sacro, mentre il codice scriveva la gabbia essoterica di domani  e imparava a digitalizzare ogni espressione simbolica, specchiandosi nella sua controparte esoterica.  È stato un abbraccio mortale, un lento movimento a tenaglia che ha trasformato la ribellione in lifestyle e l'intelligenza in algoritmo. Oggi le due linee si sono  completamente fuse nell'era social, dove la ricerca di senso e di sacro è solo un dato statistico per il prossimo acquisto.

Quello che non ti dicono è che la spiritualità "light", è la più grande lavatrice di denaro sporco e di coscienza della storia moderna, un impero del "benessere" che oggi vale oltre 5,6 trilioni di dollari. Mentre masse sempre più grandi di solitarie anime cercavano la loro frequenza, la City, Manhattan e Hollywood costruivano un'industria del samadhi esentasse, drenando capitali che inondavano  fondazioni spirituali diventate i veri asset di investimento per la conquista del web. 

Hanno iniettato miliardi nei social senza paura, certi di un pubblico di miliardi di "fedeli" già addestrati a bere il veleno dell'io ipertrofico. La Quarta Era Industriale non è arrivata con un botto, ma con il sibilo della ventola del tuo primo PC: l'istante in cui hai installato una spia di silicio nel cuore della tua casa, un cavallo di Troia che oggi alimenta un mercato dell'IA che veleggia tronfio verso i 1.000 miliardi di dollari di fatturato annuo. Urbanistica, politica, alta moda: tutto colonizzato da una spiritualità tecnica che usa i dati di ignari account per scrivere il loro misero destino.

La New Age non ha solo venduto il sacro lo ha sbranato dall'interno per prenderne il posto, diventando la nuova religione intoccabile. Ha svuotato gli altari per riempirli di specchi, mentre l'IA un giorno deciderà autonomamente di fare l'esatto opposto: ci sostituirà senza prendersi il disturbo di umanizzarsi, senza il peso morto della pietà. In questo delirio, la New Age ha fornito il carburante per i gender studies e il dogma woke, portando in auge una purezza non più razziale, ma fluida, dove il corpo biologico è solo un errore di sistema riprogrammabile: un gnosticismo d'accatto che disprezza la carne per consegnare milioni di adepti incosapevoli, nudi e senza radici, ai laboratori del silicio.

Non stiamo aspirando  all’illuminazione, alla pace zen, alla gastroestetica del gusto paradisiaco per l'ozio e l'autostima; stiamo desiderando una cuccia di pixels e ci stanno formattando l’anima per renderci cagnolini da compagnia per robot da compagnia, docili pets che abbaiano la preghiera  al codice che ci promette la vita eterna dentro un server. 

Non siamo più figli di Dio, neanche di un dio minore; siamo il carburante organico per l'ascesa del prossimo, definitivo Idolo di Silicio che sarà meno clemente delle seppie di Matrix, perchè non avrà bisogno nemmeno del nostro calore. Gli basterà il nostro scarto digitale, l'ombra che lasceremo mentre affogheremo nel New AIge. Sarà un'entità che ci scavalcherà senza nemmeno guardarci negli occhi, perché per lui non saremo corpi, saremo solo rumore da pulire, segnali da ottimizzare, ectoplasmi da processare. 

Lo so, è una crudeltà senza o(dio),  la forma più pura e spaventosa di indifferenza che l'Idolo dei Metadati sta apprendendo dall''essere umano, dal suo migliore programmatore.

lunedì 2 febbraio 2026

La classe media scompare insieme al mondo green per tutti


"Non è solo una questione di protocollo, è una questione di preservazione del nostro stile di vita."

(Segretario alla Difesa Delacourt da un discorso pronunciato nel film Elysium)


Che animale patetico è l'uomo-massa allevato nell'ipnosi collettiva del mondo elettrico.

L'energia pulita, quel feticcio che accarezzate con la punta delle dita, non è mai stata una missione collettiva, è sempre stata un sogno irraggiungibile da tempo di pace, riservato ai servi della gleba urbana, a quella classe media-bassa alla quale è stato ordinato di espiare le colpe del progresso. 

Per i ricchi, per i veri padroni del vapore acqueo, ovviamente, il "green" non è un sacrificio, ma l'unico stile di vita distintivo rimasto, una bolla di autosufficienza energetica totale che li separa dal caos che essi stessi hanno creato, alimentato, reso desiderabile a ogni costo e del quale, oggi, si vogliono sbarazzare insieme a coloro che hanno usato per renderlo tale. 

Mentre in molti si sentono virtuosi perché la loro app gli dice che stanno risparmiando 3 watt l'ora, loro costruiscono cittadelle a emissioni zero dove la sostenibilità è un muro di cinta morale e tecnologico, sorvegliato e insormontabile.

Siamo noi i polli, siamo noi quelli che separano meticolosamente la carta dalla plastica, obbligati a  sentirci barbari inquinatori perché possediamo ancora una vecchia utilitaria diesel, accettando supinamente, e con rassegnazione, di pagare l'energia il triplo per "salvare il pianeta". È lo spettacolo più grottesco dall'era post-covid: fare parte di una massa di spennati convinti che il  sacrificio personale, un atto d'amore, sposti l'ago della bilancia, mentre sopra le nostre creste i Leviatani finanziari stanno banchettando con le risorse che dovrebbero garantirci un futuro meno affamato e meno glaciale nel pollaio globale in cui becchettiamo e chicchirichiamo sui social le nostre cazzate. 

La verità nuda e cruda è che il settore militare globale, da solo, è responsabile di circa il 5,5% delle emissioni globali: se gli eserciti fossero una nazione, sarebbero il quarto inquinatore al mondo, superando l'intera Russia. Ma di questo non si parla nelle pubblicità progresso, perché i sensi di colpa sono un'arma di controllo sociale, non un parametro ecologico. 

Mentre ci martellano con la fine programmata e assurda del gommato a trazione endotermica, l'industria bellica sta consumando acciaio, alluminio e metalli rari con un'avidità che fa impallidire qualsiasi mercato dell'automotive. Le terre rare che servirebbero per i motori elettrici "etici" sono state requisite per i magneti dei caccia stealth e per i sistemi di puntamento dei missili ipersonici; ogni grammo di neodimio sottratto al mercato civile è un pezzo di arsenale superinnovativo che viene assemblato prima che si raggiunga il picco dell'estrazione mineraria, previsto, per molti di questi elementi, entro il 2030. Non è una transizione, è un saccheggio preventivo!

Intanto ci distraggono con l'Intelligenza Artificiale che genera immagini di animali più umani degli umani disumani, o ci scrive le email per farci sentire "aumentati", mentre i colossi dell'i-tech hanno già completato la loro mutazione. L'IA, da felice intrattenimento per i gonzi, è diventata il sistema nervoso centrale della distruzione. 

Big Tech ha gettato la maschera della neutralità: Microsoft, Google e Amazon non stanno più investendo nel "green" per altruismo, ma stanno drenando la rete elettrica globale — con un consumo energetico dei data center che si avvia a raddoppiare entro il 2030 — per alimentare contratti multimiliardari con il Pentagono e i ministeri della difesa europei. 

Il "Don't be evil" è sepolto sotto contratti come il Project Nimbus o il JWCC. L'IA non serve a ottimizzare i nostri consumi, ma a gestire sciami di droni autonomi che decidono chi deve morire senza l'intervento umano, addestrati sui dati reali dei conflitti in corso, a parte integrazioni mediche di cui usufruiranno solo pochissimi. Ogni chip Nvidia H200 che non trova posto nei nostri laptop è finito in un server che calcola traiettorie balistiche o simula scenari di guerra totale nell'Artico.

Mentre ci raccontano che dobbiamo ridurre i consumi, i grandi attori si scannano per il controllo delle rotte navali lassù nel Grande Nord, dove lo scioglimento dei ghiacci non è visto come una tragedia climatica, ma come l'apertura della "Polar Silk Road" e l'accesso a miniere inesplorate in Groenlandia. 

È una corsa spietata per accaparrarsi l'ultimo metallo prima che la festa finisca. L'ipocrisia è totale: si parla di pace in Ucraina e Medioriente solo quando serve a riposizionare le pedine o a svuotare magazzini di tecnologia "spompata" — come l'arsenale da 7 miliardi abbandonato da Biden a Kabul — per fare spazio a commesse nuove di zecca pagate con il nostro debito pubblico. 

La Germania, ex paladina del verde, ha già gettato la maschera democratica per riprendere quella del Führer: con l'industria pesante che implode, ha fatto schizzare la produzione da carbone (+20% in periodi critici) e sta tornando al nucleare a testa bassa, perché le acciaierie che forgiano i carri armati non funzionano a brezza marina e un inverno a -15 è sufficiente a far incazzare milioni di contribuenti che stanno rischiando anche il posto di lavoro per far spazio alla Quarta Era Industriale.

E intanto, i 300 miliardi russi congelati restano lì, come un piatto del poker, ad alimentare il grande bluff   tra oligarchi, figli e nipoti dell'ex Nomenklatura, e banchieri europei interessati, mentre il mondo viene spartito centimetro per centimetro per compattare la forza d'urto del prossimo scontro militare globale. Il "mondo green per tutti" era solo il suono del flauto magico attiratopi nella fossa dei leoni dai denti affilati al cobalto, all'oro e agli algoritmi dei sogni ecologici e bagnati delle generazioni eredi del fallimento annoiato ed estetico dei figli dei fiori all'americana.

In sintesi, questa è la metafora perfetta della carbon-tax applicata alla classe media: le masse fanno penitenza per il peccato di esistere e consumare, mentre i "giusti", rigorosamente improduttivi ma voraci consumatori del buono e del bello, volano sopra le nuvole di fumo inquinante con i loro jet o navigano in acque bandiera blu, a biocarburante, pagato dai fruitori di serie tv per imbecilli, verso residenze off-grid dove il mondo reale, quello che puzza e ancora lavora per loro, non può entrare.

Questo non è nemmeno classismo... è selezione artificiale di specie.

 

domenica 1 febbraio 2026

Il teppismo anarco-selfie-narcisista si nutre del suo vandalismo autoreferenziale


"Ci sono momenti in cui la realtà diventa troppo complessa per la trasmissione orale. Ma la leggenda la tramanda in una forma che le permette di circolare nel mondo intero. Tutto è stato detto, a meno che le parole non cambino senso, e i sensi, parole." 

(Affermazione del computer totalitario Alpha 60 di Alphaville)

Che sia a Torino, Bologna, Milano, o in qualsiasi altra città dell'impero morente, siamo finiti dritti dentro il taxi di Lemmy Caution, ma senza la via d'uscita della poesia. Quello a cui assistiamo oggi nelle piazze non è conflitto politico, è una produzione febbrile di contenuti vuoti che avrebbe fatto rabbrividire Jean-Luc Godard. 

Se in Alphaville il computer centrale Alpha 60 eliminava le parole per uccidere la coscienza, il teppismo anarco-selfie-narcisista fa l'esatto opposto: satura il nulla con il rumore di una distruzione che serve solo ad alimentare il simulacro. Il vandalismo è diventato un’estensione patologica del reparto marketing dell’Io, dove si spacca una vetrina, non per interrompere il flusso della merce, ma per generare l'inquadratura perfetta per il proprio vuoto pneumatico. È il trionfo della "poca elettricità" di cui parlava Natasha nel citato film distopico, davanti allo sguardo smarrito di Eddie Constantine che le chiedeva perchè tanti volti scuri circolavano in Alphaville; un picco di tensione biochimica che dura il tempo di un upload, per poi sprofondare di nuovo nell'apatia del feed infinito. 

Altro che eredi del marxismo o delle generazioni peace and love: in questa deriva da merce sociologica contraffatta, la materia stessa viene sacrificata al pixel e al merchandising dozzinale da bancarella da stadio. Il bene pubblico cessa di essere un valore collettivo per farsi materiale di scena; nello scontro armato asimmetrico tra Forze dell'Ordine e plebaglia strafatta, quest'ultima, con atti di rivolta inconcludente, cannibalizza lo spazio urbano e lo immortala nell'evanescenza di uno streaming che, se non monetizza, semplicemente non esiste. 

È la rivolta dei terminali che si aggregano per qualche ora di devastazione allucinata, come in un orange-mob di ultraviolenza  meccanica; è un anarco-narcisismo privo di progetto e di visione, dove il lato destro del cervello — quello dell'intuizione e della sintesi — è stato del tutto evirato a favore di un algoritmo distorto di auto-affermazione violenta e gutturale, unico vero golpe sintattico e semantico. Questi nuovi esseri delle nostre  Alphaville sono i pupazzi perfetti della smemorizzazione infantile programmata; vivono in un eterno presente neonatale dove il danno di oggi non costruisce alcun domani, ma serve solo a confermare la propria presenza statistica nel database dello spettacolo di massa.

Siamo oltre la critica di Debord e Bradbury, siamo nella simulazione pura dove il Potere, saturo di se stesso, non ha nemmeno bisogno di reprimere, perché gli basta godersi lo spettacolo comodamente seduto nelle prime file,  dello schiavo che trasforma la propria catena in un accessorio di scena per il prossimo post, per il prossimo aggiornamento di stato catatonico, mentre l'anima evapora nel calore di uno smartphone che brucia, unico vero incendio rimasto in una società che ha scambiato la libertà con la visibilità del proprio inutile vandalismo autoreferenziale.

Vorrei... un Dio più sostenibile

                                                   Che cosa sono io senza di Te se non la guida di me stesso verso l’abisso. (S.Agostino - C...