
Qual vantaggio infatti avrà l'uomo
se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?
(Matteo 16,26)
Nell’anno 1977, Frank Manero Jr.
rinuncia alla veste sacerdotale, distruggendo le poche sicurezze di
una famiglia italo-americana, colpita dalla deindustrializzazione in
una New York sbilanciata verso il neo-potere dei media e dell’alta
finanza. In
un film culto - febbricitante lungometraggio di un sabato sera come
tanti che fino a oggi si sono ripetuti almeno 2350 volte - si
sacrificò sotto una strobosfera e sopra la pista a scacchi
iridescente dell’Odissey 2001, Chiesa, fede e famiglia, in onore
del sogno americano egoreferenziale del self made man.
Cristo
non si è fatto da sé, ma fu generato da Dio Padre, mentre Tony
Manero, fratello di Frank, si è autoprodotto dall’incontro di ballo e sballo, gameti
scintillanti di una discoteca di periferia.
Chi
segue Lui, rinuncia a se stesso e non può incamminarsi sulla via di
Mammona, pensandosi eroe, secondo una misera mitomania indotta dalla
società dello spettacolo, che accarezza le psicopatologie della vita
metropolitana per meglio piazzare prodotti e servizi, promesse
consolatorie, surrogati blasfemi della Via Crucis che sola mena alla
Resurrezione dell’anima e, oltre il conosciuto tempo, della carne.
Il
Principe di questo mondo immola, sull’altare del divertimento ad
ogni costo, innumerevoli schiere di sacrificabili umani che si sono
spontaneamente consegnati al denaro e alla popolarità di un misero
quarto d’ora, di una manciata di likes, di un pugno di
visualizzazioni nell’unica vita senza un postmortem, riconosciuta dai sacerdoti
dell’algoritmo.
♱ servo inutile♱
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