Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.
(Genesi 11,1)
L'onnipresenza della "polis" virtuale e della conseguente iperstizione hanno generato nuove forme di "valore" non più legato al lavoro e ai beni prodotti dall'uomo, bensì risultato di processi emotivi, eggregore e suggestioni collettive che diventano "cose", seppur virtuali.
Assistiamo alla rivoluzione copernicana che ha invertito la reificazione dell'essere umano in spiritualizzazione dell'oggetto.
Acquistare per cifre astronomiche la banana di Cattelan, al di là della furba operazione di marketing, va proprio in questa direzione. Non è più desiderabile possedere un bene tangibile - bello o brutto che sia - ma è desiderabile possedere un'idea o meglio dire una "suggestione".
Il MacIntyre lo definì "emotivismo", ovvero l'agire guidato da sentimenti, emozioni, fascinazioni più che dal buon senso derivato dal dato di realtà.
E' curioso notare che nel secolo del trionfo della scienza e del pensiero identificante neo illuminista prevalgono spinte interiori, ctonie, ancor più se risultato di quelli che nel linguaggio della generazione Z vengono chiamati "hype".
La cryptofilia altro non è se non ipnosi illusoria di emancipazione dalle risorse del Creato, ovvero l'ebbrezza di produrre ricchezza dal nulla, estratta (sic!) da processi algoritmici che certamente i moderni alchimisti del web - così come i vecchi cercatori della pietra filosofale - non attribuiscono al Padreterno. Il pensiero che genera e plasma la realtà lusinga ancor più nel momento in cui il "valore" ce lo diamo da noi, attraverso un meccanismo autoreferenziale che basta a sé stesso; siamo sempre lì, ovvero l'altra faccia della volontà di potenza, del "tutto è soltanto per opera dell' Io e per l'Io", che non pago di essersi liberato da Dio adesso vuole liberarsi anche dal capriccio e dai limiti della natura matrigna.
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