lunedì 16 febbraio 2026

I cinesi sono in via di estinzione, il resto del mondo non lo crede... loro sì.




La Cìna è l'obitorio a cielo aperto più grande del secolo. Una tecnonecrologia molto appariscente, molto ben assortita e propagandata. Nei nostri talk se ne parla come futurologia applicata al presente, come prima economia del mondo, inarrivabile, inarrestabile. Ma la realtà non comunicata, che si maneggia come una patata bollente nella schiera esoterica della nomenklatura di Pechino, ha l'odore asettico della formalina. I mandarini del Partito hanno fatto i conti: la carne sta finendo e quando la carne scarseggia, il potere diventa un esperimento di necro-ingegneria.

Guardate quelle foreste di cemento che chiamano città. Milioni di appartamenti vuoti, scheletri di un progresso che ha scambiato la vitalità con il volume. È il più grande schema di Ponzi della storia umana: hanno costruito loculi per persone che non nasceranno mai. Il crash immobiliare non è una crisi finanziaria, è un'autopsia demografica. Se non ti accoppi e non fai figli perché il sistema ti ha ridotto a una batteria da 12 ore al giorno, il mercato immobiliare diventa semplicemente un deposito di polvere.

Ma la beffa è atroce. Mentre 90 milioni di appartamenti marciscono inabitati come monumenti all'hubris, una massa subumana vive nelle "case gabbia" di Hong Kong o nei sotterranei di Pechino, Shangai, Shenzen, Nanchino: gli Shuizu, il "popolo dei ratti". Parliamo di oltre un milione di persone - ma con i cinesi i numeri sono sempre a ribasso rispetto alla cruda realtà - che dormono in loculi interrati, ex rifugi antiaerei senza luce né aria, perché il sogno del mattone è diventato un incubo inaccessibile. È l'anatomia sociale dell'assurdo: spazio infinito per chi non esiste e gabbie d'acciaio per chi ancora respira.

Tutto questo nasce da una mutilazione programmata. Per decenni, la Politica del Figlio Unico ha macellato il futuro: aborti forzati, sterilizzazioni di massa e un esercito di "piccoli satrapi" viziati e soli. Quando hanno capito, troppo tardi, che il motore demografico si stava spegnendo, hanno sbloccato la politica dei 2 figli, poi dei 3. Risultato? Un fallimento totale. Non puoi ordinare alla vita di rifiorire in un deserto sociale. Il tasso di fecondità è crollato a 1.0, un suicidio assistito dal Partito, nascosto nei censimenti ormai diventati invezioni di contabilità nelle periferie dell'impero giallo, per non scomodare i controlli dei quadri e dei commissari.

La conseguenza è una densità di single per chilometro quadrato che fa spavento. La cultura del 996 (lavorare dalle 9 alle 21, 6 giorni su 7) ha castrato un'intera generazione. Non c'è tempo per l'amore, non c'è spazio per la famiglia; c'è solo tempo per produrre finché non si crolla. La migrazione dalle campagne alle città è terminata, e non per scelta. Le ultime ondate migratorie sono state forzate da inondazioni deliberate - ben descritte nel film premiato con il Leone d'oro nel 2006, Still Life, ma che con l'omonimo inglese si allinea solo per corrispondenza funeraria - di villaggi sacrificati per far posto a dighe colossali necessarie ad alimentare metropoli ipertecnologiche che ora iniziano a svuotarsi. Hanno affogato il passato rurale per nutrire un presente elettrico che non ha più eredi.

Nello Xinjiang non stanno solo "rieducando" minoranze; stanno testando il prototipo del suddito perfetto per un'era post-biologica. Oltre 1,5 milioni di internati sono la materia prima di un laboratorio di cancellazione dell'io. I crediti sociali sono il guinzaglio digitale per una popolazione che sta invecchiando male e in fretta. Se non puoi dare allo Stato braccia giovani, devi dare allo Stato obbedienza assoluta. Ma anche l'obbedienza ha un limite fisiologico e il ricambio nei gulag cinesi e nei distretti di lavoro forzato gratuito ad essi collegati, è una trappola quasi impossibile da evitare, un orrore sempre in agguato sotto il cemento sul quale produci tanto, consumi poco e crepi.

Ed è qui che entra in gioco il metallo, in particolare il titanio e le terre rare. La spinta ossessiva verso la robotica umanoide non è progresso, è una scialuppa di salvataggio per un regime che vede il proprio popolo evaporare. Se i grembi sono vuoti, riempiremo le fabbriche di bulloni e silicio. Automi che non chiedono pensione, che non hanno bisogno di welfare, che non sognano.

Ma Pechino non ha intenzione di colare a picco da sola. Se il Dragone affoga, trascinerà l'Occidente negli abissi con sé. Stanno inondando i nostri mercati con un dumping selvaggio, esportando deflazione come se fosse peste polmonare. Auto elettriche a prezzi impossibili, acciaio sottocosto, tecnologia predatrice. L'obiettivo? Distruggere ciò che resta della nostra manifattura, renderci dipendenti dai loro robot prima che i loro ultimi operai umani tirino le cuoia per vecchiaia.

Ci vendono il futuro mentre stanno gestendo un funerale. Ci terrorizzano con la loro forza mentre nascondono il catetere sotto i doppi petti dei leader comunisti travestiti da lungimiranti social-capitalisti. La Cina sta morendo e proprio per questo è più pericolosa che mai, come un predatore morente che vuole trasformare il resto del mondo nel suo mausoleo commerciale.

Il futuro non parla mandarino; il futuro, in Cina, ha smesso di parlare del tutto. Resta solo il ronzio dei server e il silenzio di grattacieli deserti. Continuiamo a credere al detto che il saggio cinese seduto sull' argine aspetta il cadavere del suo nemico passargli davanti: in verità, il suo nemico è cinese quanto  e più di lui e continua a passargli davanti per ben 10 milioni di volte all'anno, tale è la riduzione della popolazione, la fredda autopsia dei dati trafugati. 

Mentre i media ufficiali vi propinano la  favola di un Dragone in salute, i leak provenienti dal database della polizia di Shanghai e dai bassofondi del deep-web raccontano una storia diversa: la Cina sta perdendo 10 milioni di persone ogni anno. Non è una flessione, è un'emorragia che ha iniziato a scavare il terreno già nel 2022, quando un errore nel codice o il coraggio di un insider ha fatto filtrare la verità definitiva: la popolazione reale cinese è già inferiore di 100 milioni rispetto a quanto dichiarato dal Partito. È come se l’intera popolazione della Germania fosse evaporata dalle statistiche ufficiali per puro calcolo politico. 

Il Partito ha mentito per decenni per mantenere il credito internazionale e pompare la bolla del "secolo cinese", ma la matematica dei censimenti sporchi non si piega ai decreti del Politburo. Questa voragine umana e anche lo specchio macabro di un turnover del silenzio nelle province industriali dove le nascite reali sono il 40% inferiori a quanto riportato, rendendo il ricambio generazionale un concetto morto e sepolto. 

Per ogni operaio che va in pensione, non c'è nemmeno mezzo giovane pronto a sostituirlo, segnando il passaggio a un sistema che consuma il proprio capitale umano senza alcuna speranza di rigenerarlo. Mentre l'Occidente si distrae con i teatrini della diplomazia, con l'attacco frontale contro se stesso attraverso le reginette incensate dai media e dall'altamoda, la scure della morte sta decapitando l'Oriente, costruendo un futuro dove l'uomo è decaduto da pupazzo low-cost a un accessorio obsoleto e troppo costoso da mettere al mondo e mantenere.

2 commenti:

  1. “Non puoi ordinare alla vita di rifiorire in un deserto sociale.”
    Si può affermare che i cinesi siano giunti, o fatti giungere, a quel punto in tempi affrettati rispetto all’occidente? Forse che l'alienazione ad una visione trascendete accomuna, o sta accomunando, per lo più i popoli.

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  2. Non forse, sicuramente. Grazie per il commento.

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