Intus ut libet, foris ut moris est
... avrebbe diretto il concerto di capodanno e invece il programma dissolutorio avanza a tappe forzate, anche se apparentemente il nuovo corso trumpiano sembra aver messo la parola fine a certe depravazioni.
Il concerto di capodanno a Vienna è stato affidato al direttore d'orchestra canadese Yannick Nézet Séguin, dichiaratamente omosessuale, che si è presentato con le unghie pittate, baciando gli orchestrali di quella che fu la più importante istituzione musicale del mondo.
I libertini sono tornati ad avanzare nell'ombra, com'è loro uso. Un lustro o due in superficie e poi si continua il lavoro come le divinità ctonie, operando larvatamente, ma con altrettanto furore delle stagioni solari.
D'altronde hanno trovato il ventre molle di una civiltà in crisi di identità, lacerata da contraddizioni interiori e irredimibili sensi di colpa esistenziali.
Il saltimbanco di turno, poi, ha deliziato la composta e paludata platea viennese con il "rainbow waltz" della compositrice afroamericana Florence Price, ulteriore "schiaffetto" allo sciovinismo austriaco e soprattutto alla resistenza opposta alle magnifiche sorti progressive del new brave world.
Chi pensa che il woke, la cancel culture e il politicamente corretto siano ormai fenomeni superati si sbaglia di grosso.
Oggi possono agire ancora meglio e indisturbati, proprio perché vengono percepiti come sconfitti dalla storia.
Nessun commento:
Posta un commento